«Il giovani devono avere la voglia di colorare il futuro»
Dalla narrativa alla poesia, le scuole creative sono spuntate come isole Tra queste “Itaca” di Pazzi: la passione per il lavoro come gioco
Scrivere per essere indipendenti e liberarsi dai pregiudizi. La mappa dei laboratori di scrittura intorno alla nostra provincia si è decisamente allargata negli ultimi anni. Nella vicina Rovigo è di casa la Scuola “Palomar” di Mattia Signorini, per citarne un paio, mentre nella Bologna dai portici oscuri Gianluca Morozzi pensa ai futuri giallisti. Dalla narrativa alla poesia, le scuole creative sono spuntate nella pianura come isole in cui trovarsi per riflettere insieme. Non a caso, a Ferrara lo scrittore Roberto Pazzi ha deciso di fondare “Itaca”, la prima scuola permanente per chi volesse mettersi alla prova di fronte al foglio bianco. «Ho passato gli anni migliori della mia vita a insegnare - ha esordito il professore - La cultura che hai, il sapere che sei, li verifichi in trincea, a scuola. Davanti a quelle facce prese dalle urgenze dell’età, prima tra tutte la scoperta della sessualità e dell'amore, dal vasto sgomento di non sapere il futuro, minacciati dalla paura di fallire». «Devi colorarglielo tu quel futuro - ha incalzato Pazzi - Far loro venire voglia di sfogliarlo con i valori della poesia, la fame di gloria, di azione in difesa della libertà minacciata, la passione per il lavoro come gioco, la sete della bellezza». «Il linguaggio della poesia, una terapia contro la scrittura arresa all’immagine», è il tema che il professore articolerà nel corso del 2015. Il programma della scuola non mira soltanto a insegnare l’utilizzo della voce narrante, a costruire delle immagini autonome, o a captare l’intreccio più accattivante; tutt'altro, mira a motivare un modo di pensare indipendente, a liberarsi dai pregiudizi culturali, tanto fuori quanto dentro la pagina. Allora chi lo leggerà, riuscirà a lasciarsi trasportare dall'autore, a fidarsi di lui. È una questione di fiducia, perciò Roberto Pazzi pone subito agli iscritti la fatidica domanda: “Homo sapiens o homo videns? Chi siete davvero?”, svelando il rapporto profondo fra parola e immagine. A cominciare da Italo Calvino, i grandi numi letterari riaperti saranno svariati, da Caproni a Saba, dal nostrano Govoni in versi agli stranieri Rilke, Borges, alla Nobel Szymborska. Sino ad approdare all'analisi di alcune poesie dei corsisti. La sessione invernale andrà dal 16 gennaio al 27 marzo, per 7 venerdì, dalle 21 alle 23. E saranno comprese le proiezioni dei film Il giovane favoloso (2014) di Mario Martone, sulla vita di Leopardi, e Una stagione all'inferno (1971) di Nelo Risi, su quella di Rimbaud. Un ricco piano di approfondimenti che si svolgerà nel Centro di Promozione Sociale Acquedotto, in Corso Isonzo 42. Per partecipare, è necessario anticipare la propria iscrizione via mail a centrocorsoisonzo@alice.it, o chiamando lo 0532/205343.
A pochi giorni dalla riapertura del caso Pasolini, Pazzi ha ricordato un aneddoto: «Quando morì Pasolini, entrai in classe e lessi in una terza ragioneria, per un’ora, Lettere Luterane, avendo avuto l’accortezza di avvolgere il libro in carta di giornale. Al suono della campanella, vedendoli ancora estasiati, strappai la carta - ha concluso - Seppero solo allora chi li aveva incantati. Confliggendo nella testa la verità della lezione, col pregiudizio comune contro Pasolini. “Professore, mi ha salvato con quella lezione dal diventare come i miei”, mi disse, anni dopo, uno di quei ragazzi».
Matteo Bianchi
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