La Nuova Ferrara

CINEMA

La magia più grande è l'amore nell'ultima commedia di Woody Allen

di Gian Pietro Zerbini
Colin Firth e Emma Stone, protagonisti di "Magic in the Moonlight"
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Colin Firth e Emma Stone, protagonisti di "Magic in the Moonlight"

Nella sale ferraresi "Magic in the Moonlight", un ritorno agli anni Venti  con la coppia Colin Firth ed Emma Stone

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Magic in the Moonlight
Un film di Woody Allen. Con Eileen Atkins, Colin Firth, Marcia Gay Harden, Hamish Linklater, Simon McBurney, Emma Stone. Commedia, durata 98 minuti - Francia, Usa, 2014.


di GIAN PIETRO ZERBINI
Romantica, sempre loquace e con un alone di mistero che permane per tutto il film. L’ultima commedia di Woody Allen è una sintesi perfetta del cinema del più europeo dei registi americani. È la magia che si intreccia con l’occultismo il motore di un film leggero e disincantato, recitato alla grande da un cast molto ben affiatato. Allen ritorna su un genere che è molto frequente nella sua lunghissima filmografia iniziata da regista nel lontano 1966. Qui il protagonista (Colin Firth) è un grande illusionista, un ruolo tra l’altro che proprio Allen fece in “Scoop” e non dimentichiamo che ipnotizzatori si trovano anche in “Broadway Danny Rose” e “La Maldizione dello scorpione di Giada” c’è poi l’indovino in “Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni” e la guaritrice in “Alice”. Ma in tante altre sue opere si intravede questa passione per il surreale come “Zelig”, “La rosa purpurea del Cairo” e “Midnight in Paris”. Proprio di quest’ultimo e recente film il regista ricalca l’epopea degli Anni Venti in Francia, anche se qui non siamo nella capitale ma nella soleggiata Costa Azzurra. Riuscirà il più grande dei maghi teatrali dell’epoca a smascherare una sedicente medium?
A Colin Firth, che qui si caratterizza per un’altra interpretazione da mattatore, tiene testa egregiamente la giovane Emma Stone (conosciuta sugli schermi per essere la ragazza dell’ultimo Uomo Ragno) in un conflitto di ingegno, furbizia, e fascino che crea un’alchimia particolarmente intensa. Allen ci mette poi tutto il suo campionario di illusionista sopraffino, ma alquanto ripetitivo. Dai dialoghi serrati nella sceneggiatura, alla colonna sonora curata quasi maniacalmente con un po’ di quel jazz che non manca mai nei suoi film. Tra tanti giochi di prestigio e performance ad effetto arriva chiaro il messaggio del regista: alla fine la magia più grande è proprio l’amore.
 

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