La Nuova Ferrara

Abbado a Berlino, un anno storico

Abbado a Berlino, un anno storico

Nasce un documentario sui primi passi da direttore alla guida della Berliner

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Mentre attacca il tumultuoso finale della Prima Sinfonia di Gustav Mahler, si susseguono a velocità vertiginosa delle immagini del Muro di Berlino, coperto di graffiti colorati, in mezzo al grigiore della zona di confine tra Est e Ovest. La telecamera si ferma sul disegno del famigerato abbraccio fraterno tra Brezhnev e Honecker, poi si vede la gente dell'Est, finalmente libera, arrampicarsi sulla barriera e abbatterla a mille colpi di mazza e piccone. Fu in quel periodo di svolta epocale che Claudio Abbado 25 anni fa arrivò nella città riunita, eletto alla guida dei Berliner Philharmoniker appena un mese prima della caduta del Muro il 9 novembre 1989. Uno straordinario film-documentario, dimenticato negli archivi da oltre vent'anni, ricorda gli esordi del direttore d'orchestra milanese sul podio di Herbert von Karajan, in carica per 34 anni fino alle sue dimissioni poco prima della scomparsa a luglio di quell'anno.

Il prossimo 16 dicembre ricorrerà un quarto di secolo dal primo concerto di Abbado in veste di direttore principale, con la Prima di Mahler, immortalata nel film, "Dämmerung" di Wolfgang Rihm e poi l' "Incompiuta" di Franz Schubert che a fine marzo del 1990 è stata eseguita anche a Ferrara, nel primo concerto con la sua orchestra fuori da Berlino e Salisburgo. I musicisti intervistati nel film prodotto da Peter Gelb, l'attuale sovrintendente della Metropolitan Opera di New York, guardavano al futuro con ottimismo. Dopo gli ultimi anni con Karajan, segnati da grandi tensioni, i Berliner speravano in un nuovo inizio con un successore che rispettasse la loro lunga tradizione democratica e li facesse partecipare su base di uguaglianza anche alle decisioni artistiche.

Gli stessi orchestrali avevano eletto Abbado ad ottobre con voto a scrutinio rigorosamente segreto, in seguito a un'esecuzione strepitosa della Terza Sinfonia di Brahms. "Claudio Abbado condivide la nostra idea del suono ideale dell'orchestra", dice il contrabbassista Rainer Zepperitz nel film. Alla fine della Prima di Mahler, quando direttore e musicisti escono dal palco sotto gli applausi scroscianti del pubblico, qualcuno parla addirittura di un "colpo liberatore".

Abbado, pur stimando sempre il suo predecessore che l'aveva invitato, ancora giovane, a Salisburgo e Berlino, dandogli dei consigli "quasi come un padre", negli anni successivi darà una sua impronta inconfondibile all'orchestra. Con il nuovo direttore, uomo di facile approccio ma di poche parole durante le prove, i musicisti intraprenderanno una lunga ricerca che li porterà a un suono più leggero e trasparente, nonché a un repertorio più variato e aperto anche verso la musica contemporanea. Negli anni con Abbado l'orchestra si ringiovanirà notevolmente perché circa un terzo dei musicisti andrà in pensione. I musicisti dei Berliner si ricordano a tutt'oggi i concerti con Claudio Abbado a Ferrara. "L'atmosfera nel Teatro Comunale era incredibile", racconta Daniel Stabrawa. "Il pubblico ci ha accolto con grande entusiasmo - e alla fine hanno lanciato dei fiori sul palco. Siamo sempre venuti con molto piacere."

Corina Kolbe

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