La Nuova Ferrara

Domani il varo alla rassegna con il ministro Dario Franceschini

di MICAELA TORBOLI
Domani il varo alla rassegna con il ministro Dario Franceschini

Domani ci sarà il varo della mostra “Lampi sublimi a Ferrara - Tra Michelangelo e Tizian, Bastianino e il Cantiere di San Paolo”. “Lampi sublimi” è la concisa èkphrasis con cui Roberto Longhi...

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Domani ci sarà il varo della mostra “Lampi sublimi a Ferrara - Tra Michelangelo e Tizian, Bastianino e il Cantiere di San Paolo”. “Lampi sublimi” è la concisa èkphrasis con cui Roberto Longhi tradusse l’essenza visiva e il processo creativo delle opere che Sebastiano Filippi detto il Bastianino dipinse negli ultimi vent’anni del Cinquecento in San Paolo a Ferrara. In mostra, opere di Dosso e Battista Dossi, Tiziano, Camillo Filippi, Giorgio Ghisi e Ludovico Settevecchi.

di MICAELA TORBOLI

La chiesa di San Paolo, parrocchia degli Estensi, doveva essere assai piacevole e dall'aria placidamente medievale, prima che il terremoto del 1570 la trasformasse in polvere e calcinacci. Al miracolo non lontano (1991) del ritorno alla luce di deliziosi affreschi del XV secolo, rimasti quasi intatti in un vano appartenente alla chiesa originale, non è seguita la possibilità di aprirli al pubblico, data la difficoltà di accesso in sicurezza. Con quell'edificio abbiamo perso anche opere del periodo più felice dell'arte estense, ed una reliquia importante, il cuore del duca Borso d'Este che era stato separato dal corpo nei giorni seguiti alla morte, avvenuta nel 1471, per essere sistemato in una teca ad imitazione dei riti funebri riservati ai reali di Francia dei quali gli Estensi recavano per concessione nello stemma i lucenti gigli d'oro araldici, e quindi sepolto in luogo diverso dal cadavere imbalsamato: il cuore in una nicchia ricavata da una colonna in San Paolo, quanto restava del defunto in Certosa entro un avello grandioso di cui rimangono solo alcune parti. Il cuore, perduto nelle macerie sismiche di San Paolo vecchio, non fu mai ritrovato. La ricostruzione seguita al sisma del 1570, partita alla svelta (ma terminata tardi, quando già gli Estensi avevano da un pezzo lasciato Ferrara), su progetto del pavido Alberto Schiatti, ha avuto come prodotto un anonimo scatolone di mattoni, per niente interessante all'esterno, ma l'interno nel tempo ha accumulato tombe illustri, una bella collezione di ex-voto, statue e dipinti importanti, molti dei quali pensati appositamente per ornare la chiesa rinnovata, negli anni Ottanta-Novanta del XVI secolo. Tra di essi diversi quadri del Bastianino, che fin dall'inizio piacquero solo ad alcuni, perché questo artista non cercava di ottenere consensi ad ogni costo e di rado defletteva dal seguire una sua estetica insolita e difficile. Bastianino ebbe alto gradimento a corte, e presso nobili personaggi di sofisticata cultura, come i Crispi e i Brusantini, committenti di pale per le loro cappelle di famiglia in San Paolo, ma la sua arte cerebrale non aveva le caratteristiche per affascinare le masse. E neanche molti tradizionalisti. Piace a chi se ne intende, si disse, e si continua a dirlo. Certo, giudicare queste tele in una chiesa poco luminosa o nel baluginare fumoso delle candele, non era cosa facile. E non lo è stata fino ai giorni nostri, date le condizioni precarie del tempio, che, pieno di acciacchi, fu chiuso nel 2006. Ben prima, quindi, che il terremoto del 2012 gli assestasse un altro colpo. Che, ci auguriamo, non sarà quello di grazia.

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