La Nuova Ferrara

Le parole di Pericle sui muri del palazzo degli Obizzi

Le parole di Pericle sui muri del palazzo degli Obizzi

Vergate con l’inchiostro all'angolo tra via della Paglia e via Borgo di Sotto Sono un estratto ragionato del discorso fatto agli ateniesi nel 431 a.C.

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Se si trattasse di una manche a Cluedo, il più arguto tra i giocatori annuncerebbe così: “Qualcuno, con l'inchiostro, all'angolo tra via della Paglia e via Borgo di Sotto”. La sentenza che, da circa una settimana, colora di nero il palazzo trecentesco che fu degli Obizzi da Este non permette infatti altre conclusioni; eppure sono innumerevoli quelle dei tuttologi varie, variegate, (a)variate ma concordano su di un solo fatto: le lettere imprecise che, sul muro, sanguinano inchiostro a più riprese sono un ragionato estratto del verosimile discorso che Pericle ha tenuto attorno al 431 a.C. (Tucidide, Storie, II, 34-46, ndr). Una commemorazione dei caduti durante il primo anno della Guerra del Peloponneso che è l'armonioso e astuto dispiegarsi dell'ideologia periclea, di parole bellissime, di armonia incantevole: "In nessun caso (... il cittadino...) si avvale delle pubbliche cariche - si legge - per ri-solvere le questioni private". Il testo greco, in realtà, non conosce univoche interpretazioni, chiaro è l'intento apologetico e (ben più che a tratti) populistico, e insomma, la polis cui si riferiva Pericle non è propriamente paladina di uguaglianza sociale. Eppure, per quanto zoppo ed ambiguo, il discorso non ha mai taciuto il suo eco, perché questo è il suo compito: risuonare. E risuonare nelle teste e nei petti, perché si parli, si dubiti, si rifletta: di individui, società, pubblico, privato, leggi, libertà. Ha fatto parlare anche questa volta, Pericle, in questo nostro tempo, per mano di Tucidide, e questo per mano - la terza, sconosciuta - di chi ha trovato nel muro esterno di un palazzo storico ferrarese lo spazio in cui vivificare la prosa storica: è atto perseguibile penalmente. "Ossequiamo le leggi - così Pericle - e tra queste soprattutto quelle a vantaggio di chi subisce ingiustizie e quelle che, benché non scritte, portano una vergogna da tutti riconosciuta". Alcuni, nel vedere la scritta, avranno corso su di una strada lastrica di ideali; avranno convenuto che lo "Spark" che si legge in con-clusione non è certo una firma, ma un titolo: "scintilla", come quella che illumina il tunnel buio che abbiamo ormai imparato ad arredare; altri avranno urlato all'atto vandalico, una tra-sgressione non differente da quella del tuffo psichedelico nel mare di alcol del sabato sera; avranno tuonato l'indecenza del continuare ad imbrattare i muri con chissà quale verità, per chissà quale vanità. Le sottili pagine del giornale, però, non traggano in inganno: questa non è (tanto) una notizia. È piut-tosto una torpedine che dalla fanghiglia sbuca a pungere quanti ancora sensibili a pizzichi di sorta: non cade dall'alto una certezza, ma dal basso arriva il dubbio a prenderci, a ren-derci meno idioti (dal gr. individuo privato, senza cariche pubbliche, fuori dalla società).

Silvia Franzoni