La delizia perduta di Pontelagoscuro
Si trovava nell’area della Biconca. In declino a fine Cinquecento, venne distrutta nel 1643-44 durante la guerra di Castro
di FRANCESCO SCAFURI*
Qualche settimana fa ebbi l'occasione e il piacere di tenere una conversazione pubblica di carattere storico presso la sala Nemesio Orsatti promossa dalla Pro Loco di Pontelagoscuro, sempre attiva nell'organizzazione di iniziative culturali.
Stimolato dalle domande del presidente Giovanni Pecorari e degli intervenuti, parlai tra l'altro di un'area che si trova nei pressi della Biconca, in fondo alla via dei Tarocchi. Sulla base degli studi, tra gli altri, di Giacomo Savioli, Francesco Ceccarelli e Andrea Marchesi (che ringrazio per le preziose informazioni), oltre che della documentazione e della cartografia storica analizzata da chi scrive, dissi che proprio in quell'area un tempo si trovava parte della delizia estense dell'Isola, mentre oggi si notano alcuni capannoni, un parcheggio a cielo aperto con una pista ciclabile e un attracco o banchina con pontili lignei per piccole imbarcazioni.
Tutta la zona è stata oggetto di varie trasformazioni; particolarmente incisive risultano quelle di carattere idrografico legate al canale Boicelli, concepito come idrovia di collegamento tra il Po Grande, Ferrara e il Po di Volano. Con l'escavo del canale e la costruzione della Biconca, realizzati in gran parte negli anni Venti del secolo scorso, si è diviso in due un ampio territorio (dove si estendeva la delizia in questione), stravolgendone in pratica l'assetto consolidatosi negli ultimi secoli.
Ricordo solo che nel gennaio del 1923 il canale Boicelli era stato già tutto scavato fino ad una profondità di 13 metri, mentre si prevedeva un ulteriore scavo di 1,40 metri per raggiungere il fondo definitivo. Soltanto nel marzo 1927 iniziò, nel punto di confluenza tra il canale e il Po, la costruzione della Biconca di Pontelagoscuro, struttura in cemento armato che, nonostante i differenti livelli dei due corsi d'acqua, avrebbe consentito l'esercizio della navigazione. Superati alcuni momenti di difficoltà, il canale e la Biconca furono ultimati, cosicché nel 1932 Ferrara venne collegata nuovamente per via d'acqua al fiume più lungo d'Italia. Questo fatto creò le premesse per la realizzazione della Zona Industriale, che si sviluppò in gran parte proprio lungo il Boicelli e la parallela via Marconi a partire dal 1937-38.
Se da una parte altri lavori hanno contribuito nel corso degli ultimi decenni a modificare ulteriormente l'aspetto del sito in via dei Tarocchi, cancellando ogni traccia dell'antica delizia, dall'altra hanno migliorato la navigabilità e l'utilizzo dell'asta fluviale, anche a fini turistici: basti pensare alla costruzione di una prima banchina e alle opere accessorie nell'ultimo tratto del canale, ultimate nel 1985, oppure alla realizzazione da parte della Regione Emilia Romagna della "nuova Conca (o Biconca) di Pontelagoscuro", ultimata definitivamente nel 2004.
La delizia dell'Isola
La delizia estense di Pontelagoscuro detta "Isola" occupava dunque una zona piuttosto ampia, di cui, come ricordato, faceva parte anche l'area notevolmente trasformata nel tempo in fondo a via dei Tarocchi. Della straordinaria delizia oggi purtroppo non rimane traccia, ma sappiamo dalla bibliografia sull'argomento che era composta da un palazzo (detto "Castel" o "Casino dell'Isola") realizzato a partire dal 1565 circa, circondato da abitazioni di dimensioni minori, tra cui la "Castellina", la "Cà Mora", la "Casiglia" e la "Chiozza", caratterizzate da tetti aguzzi "alla fiamminga" e munite di piccole torri. L'intero complesso, voluto dal marchese Don Alfonso di Montecchio (Ferrara 1527-1587), primogenito di Alfonso I d'Este e Laura Dianti, si trovava in prossimità dell'antico abitato di Pontelagoscuro. Le nobili costruzioni insistevano sopra un arcipelago di terre affioranti in una sorta di piccolo lago, a poca distanza dall'argine destro del Po. Il "Castel" era posto sull'isola maggiore (da cui l'antica denominazione della delizia), collegata alla terraferma da ponti lignei mobili. Vengono descritti, inoltre, incantevoli giardini, orti, boschi e montagnole, che contribuivano a fare del sito un luogo quasi fiabesco, valorizzato ulteriormente dal perfetto equilibrio tra ambiente naturale e natura artificiale. All'interno del palazzo marchionale si potevano contare diversi ambienti in parte decorati, in cui erano custoditi arazzi, maioliche, oggetti d'alabastro e ovviamente tantissimi quadri. Le particolarissime linee del complesso alfonsino si discostavano sensibilmente dalla tradizione architettonica ferrarese, inoltre, il "Casino dell'Isola" si trovava al centro di uno specchio d'acqua alimentato da un ingegnoso quanto costoso sistema idraulico: tutti elementi che fanno pensare alla riproposizione di modelli cinquecenteschi rintracciabili nei paesi della "Fiandra", località peraltro visitate dal marchese di Montecchio nei suoi numerosi viaggi, come ci informa Marchesi.
Il declino e la distruzione di un luogo paradisiaco
Dopo la morte di Don Alfonso (1587) iniziò un lento quanto inesorabile decadimento dell'Isola, a causa della mancanza di una puntuale manutenzione dei pregevoli fabbricati e dell'insufficiente esecuzione di complesse e costosissime opere idrauliche, assolutamente indispensabili sia per garantire quell'immagine di oasi paradisiaca, sia per conservare il fragile equilibrio di un paesaggio costituito da terre emerse. L'intera delizia estense, che proprio nell'anno della Devoluzione di Ferrara allo Stato Pontificio (1598) aveva ospitato persino Margherita d'Austria (regina di Spagna), venne poi distrutta pressoché interamente tra il 1643 e il 1644 durante la guerra di Castro, che opponeva il duca Odoardo Farnese allo Stato della Chiesa. Per l'individuazione della zona dove insisteva l'Isola, oltre ad alcune mappe sette-ottocentesche in cui ancora riconosciamo il sedime della delizia, particolarmente utili si sono rivelate le piante seicentesche note agli studiosi, come quella del "Sito d'intorno alla città di Ferrara" di Bartolomeo Gnoli, oppure lo schizzo prospettico di Pontelagoscuro secondo il rilievo eseguito dall'architetto ravennate Luca Danesi. In basso a sinistra di quest'ultima carta sono disegnati con una certa . efficacia il "Palazzo e Casini dell'Isola" appena demoliti. Il materiale edilizio recuperato durante lo smantellamento sarebbe servito per la costruzione delle vicine strutture difensive del "Forte di S. Maria" presso l'argine del Po.
*Responsabile Ufficio Ricerche Storiche del Comune di Ferrara, consigliere di Ferrariae Decus e De Humanitate Sanctae Annae.
Bibliografia consigliata: M.Peron e G. Savioli (a cura di), Il Lago-scuro ponte per la città, Ferrara 1987; M. Rossi, a cura di, Atlante del Ferrarese. Una raccolta cartografica del Seicento, Modena 1991; F. Ceccarelli, Isola. Una residenza estense del secondo Cinquecento nel passaggio per l'Italia di Federico Zuccari, in Arti a Confronto, Studi in onore di Anna Maria Matteucci, a cura di D. Lenzi, Bologna 2004, pp. 165-173; A Marchesi, La più fiamminga delle architetture estensi: "Isola, una residenza acquatica ai margini di Ferrara, in "Il Carrobbio" n. 34, Bologna 2008, pp. 99-116; A. Marchesi, Delizie d'archivio. Regesti e documenti per la storia delle residenze estensi nella Ferrara del Cinquecento. Tomo I: dimore suburbane ed extraurbane, Ferrara 2011, in particolare pp. 359-459; F. Scafuri, La Zona Industriale di Ferrara fra il 1937 ed il 1951, in "La Pianura" n. 3, Ferrara 2006, pp. 38-45.
