Da Tiramòla fino agli States per il “Boss”
Il rocker centese John Strada salirà sul palco con il suo mito Springsteen: «Sono contento, onorato ed anche impaurito»
Quando arriviamo a Tiramòla, XII Morelli, scopriamo che “Meticcio” esiste davvero. Il cane immortalato nella copertina dell’ultimo album di John Strada è seduto in giardino e ci osserva scrupolosamente. Attraversando le campagne ed i chilometri che separano Ferrara dalla frazione centese ce lo siamo riascoltato (e ricantato) tutto quel disco uscito la scorsa primavera. John ci accompagna nel suo studio: chitarre, amplificatori, spartiti, computer, fogli, penne, libri… È qui che compone i suoi versi e i primi accordi embrionali che poi si trasformano in canzoni. Al muro fotografie di ieri e di oggi e uno scatto in bianco e nero di Bruce Springsteen. Gli chiediamo anche di mostrarci i dischi del ‘Boss’ a cui è più legato, ce ne fa vedere una decina ma l'unico che tiene ben saldo tra le mani è Born to run: «Il primo disco della mia vita e il mio preferito».
Dal 13 al 20 gennaio John Strada sarà negli States, più precisamente a New York e nel New Jersey per due (forse tre) concerti. Invitato a suonare al “Light of Day Festival”, evento organizzato a favore della lotta al morbo di Parkinson, John si esibirà al “Bar Chord” di Brooklyn e soprattutto allo “Stone Pony” di Asbury Park (vi dice niente?). Ospite principale del festival sarà proprio lui: Bruce Springsteen! Un tour de force intenso e indimenticabile.
A meno di un mese dalla partenza abbiamo voluto incontrarlo per condividere con lui e con i nostri lettori una storia che emoziona noi per primi...
Intanto, come ti senti?
«Sono super contento, super onorato e super impaurito! “Light of the day” è un festival che richiama parecchia gente e non solo appassionati; solitamente a questa manifestazione partecipano tanti addetti ai lavori e se sommiamo tutto, diciamo che è un contesto che può emozionare. Sto affinando il mio repertorio, non ho ancora deciso definitivamente quale sarà la mia scaletta».
Farai solo pezzi tuoi?
«Prevalentemente sì, ma è possibile che ci scappi anche qualche cover. Sarò solo io, chitarra e voce, niente band e quindi sto cercando di riarrangiare le canzoni che voglio presentare. Alcune le sto anche traducendo in inglese».
Ci parli un po’ del festival?
«Nel 1998 in un locale del New Jersey si tenne una festa-concerto per festeggiare i 40 anni di Bob Benjamin, direttore artistico e veterano dell’industria discografica. A quella festa parteciparono anche alcuni grandi artisti, tra cui Bruce Springsteen, amico di Benjamin: fu un successo. Da lì si è pensato di ripetere l’evento a scopo umanitario. Con Springsteen headliner e altri nomi importanti la manifestazione crebbe sempre più fino a diventare un vero e proprio festival, spalmato su più giorni e location».
E tu hai mai assistito a qualche edizione?
«Non solo ho assistito, ho partecipato. “Light of the day” negli anni ha anche organizzato una specie di tour in vari Paesi, coinvolgendo sia artisti americani e sia del luogo che ospita il concerto. Quando la ‘carovana’ arrivò in Italia anche io fui inserito nella scaletta. Suonai nel 2011 vicino Como e l’anno dopo nel Lazio».
Questa volta però andrai anche nel cuore del festival…
«Sì! Chi si occupa dell’organizzazione è Joe Durso, musicista con il quale sono in contatto da anni, e finalmente nell’edizione 2015 ci sarà anche il mio nome nel cartellone. In tutto saremo circa una novantina di ospiti, a New York suonerò mezz’ora mentre allo “Stone Pony” il mio set durerà addirittura un’ora. Quello di Asbury Park è uno dei locali rock più celebri del mondo, tanto che ci suonava sempre anche Springsteen».
Il tuo mito indiscusso che ora rischi davvero di incontrare… Ricordi ancora la prima volta che lo sentisti?
«Certo! Ero al bar con i miei amici che stavo giocando a biliardino, avevo 14 anni - ricorda John -; dal jukebox uscì Hungry Heart (dall’album The river, ndr) e mi sembrò di essere in America. Da lì è cominciato tutto».
Samuele Govoni
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