Natale al Korova, l’inattesa fortuna di uno scrittore ferrarese
GIANLUCA MOROZZI. “Oppure un uomo dai capelli grigi, con una giacca nera e rossa…” “Eh?” “Non hai mica notato cose insolite? Dinosauri in giro per Ferrara, o Lucrezia Borgia resuscitata, o alieni in...
GIANLUCA MOROZZI. “Oppure un uomo dai capelli grigi, con una giacca nera e rossa…”
“Eh?”
“Non hai mica notato cose insolite? Dinosauri in giro per Ferrara, o Lucrezia Borgia resuscitata, o alieni in piazza del Duomo…”
“Eh?”
“No, perché si sono aperti dei buchi nel tempo un po’ a caso, qua e là, e stiamo cercando di ripararli… be’, ciao, scusa se ti ho disturbato”.
Ed era corsa via, scomparendo nel buio in fondo a via Croce Bianca. Buchi nel tempo un po’ a caso, qua e là? Dinosauri? Lucrezia Borgia? Mentre riflettevo su queste sconnesse informazioni, avevo notato una cosa, proprio in mezzo ai cassonetti dell’immondizia. Tra il cassonetto indifferenziato e quello della carta, contro la parete, c’era un buco. Un piccolo varco, tondo, del diametro di mezzo metro. E al di là di quel varco, guardando bene, c’ero io. Proprio io, ma nel passato.
Affacciandomi a quel cerchio nel muro vedevo me stesso adolescente, nella casa in cui abitavo negli anni Ottanta. Magrissimo, con una folta zazzera, seduto in mutande davanti alla tv. Guardavo Hazzard, con i libri di scuola abbandonati sul tavolo del salotto fino alla fine del telefilm. Cos’è il genio?, si chiedeva Philippe Noiret in quel vecchio film di Monicelli. E la risposta era: fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione.
“Ehi, tu” avevo bisbigliato, pensando, assurdamente: ora esce Carlotta e mi vede che parlo a un muro tra i cassonetti dei rifiuti. Il me stesso adolescente si era girato stupefatto. E aveva spalancato gli occhi, notando quel buco nella parete del salotto e una faccia che, da quel buco, lo guardava. Probabilmente lo aveva scambiato per suo padre. Cioè, mi ero scambiato per mio padre. Vabbé, avete capito. Robaccia complicata sui viaggi nel tempo. “Tu! Prendi questi libri!” gli avevo detto. “Non esistono ancora! Scrivili tu! Fallo prima del 1997! Mi raccomando! Prima del 1997!”, e gli avevo lanciato il pacco regalo attraverso il varco, un attimo prima che si chiudesse da solo. A quel punto mi ero voltato, e mi ero trovato davanti un tizio alto, dai capelli grigi, con una giacca nera e rossa un po’ da prestigiatore. “Scusa” mi aveva chiesto,”non hai mica visto passare una ragazza, una con la faccia larga, gli occhioni…?”
“Sì. È andata di là”.
“Molte grazie”. Ed era sparito nella stessa direzione della tizia di prima. Un po’ turbato da tutti quegli eventi, mi ero chiesto: il me stesso adolescente, avrà capito? Si sarà accorto, sfogliando quei libri, di aver in mano dei volumi stampati nel futuro? Capirà quel che deve fare? Non ero sveglissimo nei miei anni puberali. Forse, distratto dalle grazie della bella Daisy di Hazzard, aveva dimenticato quel pacco regalo in un angolo del salotto, dove era rimasto a prendere polvere per sempre.
Avevo cercato un bancomat, allora. Volevo verificare un piccolo, piccolissimo dettaglio. Avevo visualizzato il mio estratto conto. E di fronte a quel numero spropositato di zeri, virilmente ero svenuto per le strade di Ferrara. Insomma, grazie a quei due strani tipi, a una notevolissima sere di colpi di fortuna, alla mia prontezza di riflessi, sono diventato in via retroattiva il ricchissimo e famosissimo autore della saga di Harry Potter. Scoprirsi multimiliardari senza aver fatto niente se non gettare un pacchetto in un buco è un regalo natalizio niente male. L’universo è stato riscritto da capo con pochissime differenze. Una delle quali, stranamente, è: Carlotta, ora, odia Harry Potter. Dice Albo, ribadisce Slade, conferma Oscar, rassicura Rocco, che Carlotta parla sempre e solo di una serie britannica chiamata Doctor Who. Okay: i casi della vita mi hanno reso ottimista. Chissà se sarò fortunato anche il prossimo Natale?
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