Gattile, vita da caserma per il bene dei mici
Racconto di una giornata con addetti e volontari dell’associazione “A coda alta” fra cure, telefonate, pulizie e recuperi
È un normale giorno di lavoro, un mercoledì piovoso con le gocce che tamburellano sui tetti. Un giorno qualunque che noi passeremo all’interno del gattile comunale di Ferrara, con gli operatori ed i volontari. Un dietro le quinte per raccontare il quotidiano di questa gente che opera lontano dalla luce dei riflettori. Gente che ha a cuore la sorte di questi animali e spende denaro, tempo ed energie per loro.
Un po’ prima delle otto del mattino arriviamo in via Gramicia: nel piazzale antistante c’è calma. L’arrivo è accolto dall’indifferenza. Poco dopo arrivano in rapida successione le auto di Katia, Stefania e Marcello, i tre operatori regolarmente assunti dall’associazione “A coda alta” e all’improvviso tutto si desta come per magia. I piccoli ospiti felini riconoscono un rumore familiare e si agitano, miagolano festanti, a coda alta, appunto. L’arrivo degli operatori è sinonimo di mangiare. Festa dunque.
Appena entrati non si può indugiare, gli ospiti liberi all’interno dello stabile ti “assaltano” vogliono attenzioni. E la pappa. Così, quasi di corsa si provvede a tutti, agli ospiti liberi negli ampi spazi a disposizione, con caldi ripari in caso di necessità oltre alla possibilità di rientrare nella struttura. A quelli nelle stanze in attesa di inserimento. Fino a quelli nella gabbie, perché piccoli in allattamento, in quarantena o in cura.
Intanto arrivano Lara e Silvia, due volontarie. Ci son da fare le pulizie, secondo compito di giornata. Poi le terapie da somministrare. Cose improrogabili e quindi è meglio darsi da fare. Come in una caserma, la vita riprende quasi di colpo e tutti hanno i propri ruoli, anche Livia, pelo color tartaruga, da poco eletta “direttore” felino del gattile: staziona sempre nella stanza dei bottoni, pardon del cibo, e controlla tutto. Mc Kenzie è il tuttofare: un problemino alla zampe posteriori gli dà un andatura caracollante che lui cerca di spacciare per marziale. La mascotte era Molly (purtroppo deceduta ieri, ndr), cucciolo nero con problemi neurologici. Non usava le zampe posteriori e quelle anteriori sono preda del tremore, vescica e retto andavano spremuti per i bisogni. Stava sempre in panciolle super coccolata finché qualcuno non la portava a spasso, come tutti, a giocare in mezzo all’erba. Lo staff peloso è chiuso da Marta, la guardia: controlla l’area a caccia di lucertole e topini invasori e porta i trofei in mostra.
C’è frenesia, la calma la riporta il veterinario dell’Usl, che nella struttura sterilizza come da protocollo i gatti provenienti pure dalle colonie feline monitorate dall’associazione. Anestesia, controllo del paziente, intervento, rientro in stanza, risveglio tranquillo e assistito: la prassi.
Katia fa l’assistente di sala operatoria. Servirebbe – ci dice – una donazione di un nuovo set di ferri chirurgici. Se qualcuno è in grado di soddisfare la richiesta...
All’improvviso arriva la responsabile Maurizia Zappaterra con un trasportino e un ospite. Viene dalla clinica d’emergenza di Francolino attiva nel ferrarese 24 ore su 24. Una notte i vigili del fuoco hanno recuperato un gatto ferito nella tromba d’aria di Casaglia e l’hanno portato alla caserma di via Verga. Di concerto con la municipale è stato dato l’allarme e l’animale ora è al gattile. Suonano alla porta: un corriere scarica due pacchi enormi: la signora Marisa ha fatto pervenire una donazione di generi di prima necessità.
La giornata è frenetica. Telefonicamente si chiedono informazioni alle balie sulla salute dei più piccoli dati in stallo appunto a persone che provvedono ad allattare con biberon e latte specifico le cucciolate abbandonate. E questo ogni 3 o 4 ore, tutti i giorni fino alle 5 settimane idonee per un primo svezzamento. Poi ci sono le new entry da controllare. Il periodo è da bollino rosso: una mamma con 4 cuccioli era abbandonata nel sottomura, mentre da un prato vicino a delle villette arrivano mamma e cucciolo. Katia avvisata telefonicamente è riuscita ad acchiapparli senza l’ausilio del retino. Questi son gatti di casa, abbandonati con i piccoli. Non è vero che il gatto si arrangia sempre, questi andavano incontro a morte certa. Da sotto una catasta di legna arrivano invece mamma e sei piccoli. I lamenti di uno di questi caduto dal giaciglio hanno allertato i proprietari di una casa che han dato l’allarme. Le telefonate di segnalazione non si contano, anche da fuori provincia; ma in questi casi si può fare nulla. Le 13 arrivano veloci: anche gli operatori meritano una pausa.
Nel pomeriggio ci si dedica agli ospiti. Arriva Paola, coordinatrice della struttura, e con lei si fanno le valutazioni dei gatti, si ricollocano gli ospiti negli ambienti. È anche il momento del gioco. Molly vede preparare l’imbrago con cui va a spasso e si emoziona. Alle 16 altro ingresso: due gattini trovati sul ciglio della via Pomposa, fuori l’abitato cittadino. Alle 16.45 altro arrivo: un gatto adulto, abbandonato con il corredo. Terribile.
Arriva una ragazza, Francesca, con un po’ di generi di conforto. Vuole fare la volontaria, viene affidata a Irene per le spiegazioni. Verso le 17 le prime buone notizie di giornata: Sonia adotta e porta a casa Azuki e Manila, due fratellini nati a ferragosto. Poi è la volta di Elena ad essere adottata: la signora vorrebbe anche la sorellina, ma il marito non è dell’idea. In serata l’ultimo summit casalingo. Domani tocca a Cometa, Teresa, Ercole: tutti attesi da una casa ed una famiglia cui far le fusa. Le adozioni sono lo scopo dell’associazione ma vanno cauti prima di affidare un cucciolo.
«Ci tacciano di essere selettivi negli affidamenti - commenta Maurizia -, ma spesso i gatti adottati ritornano, perché le persone non sono consapevoli di cosa voglia dire averli».
Sono quasi le 18. I ritmi calano o quasi. Arriva l’ennesima telefonata, c’è una cattura da fare. La task force è composta da Katia e Paola. Il tempo di caricare il necessario in auto e si parte. A quando lampeggiante e sirena?
Dario Cavaliere
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