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Piace “Nuda proprietà” nuova veste dell’amore

di Fabio Ziosi

"Nuda proprietà", andata in scena al Teatro Comunale Abbado per la stagione di prosa, è una storia d'amore. Ma è possibile concentrare una storia d'amore della vita di due persone in una settimana?...

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"Nuda proprietà", andata in scena al Teatro Comunale Abbado per la stagione di prosa, è una storia d'amore. Ma è possibile concentrare una storia d'amore della vita di due persone in una settimana? Il lunedì ti conosci, il martedì ti sposi ("con tanto di fotografo, con le foto vere"), il mercoledì arriva la crisi del settimo anno, poi ci si lascia, ci si ritrova e si sta assieme per sempre. A raccontare questo viaggio i bravissimi Lella Costa e Paolo Calabresi (bravi anche Claudia Gusmano e Marco Palvetti) che hanno portato in scena il libro di Lidia Ravera con la sapiente regia di Emanuela Giordano. Lei, Iris, donna 65enne, vitale, prorompente, irrefrenabile che sommerge lui con montagne di parole e di storie. Lui, Carlo, psicanalista, abituato più a far parlare gli altri che a parlare, "costretto" ad accettare di prendere in subaffitto una camera dove svolgere la sua professione, proprio in casa di Iris. E così inizia pian piano a dipanarsi la storia, i personaggi crescono e si compenetrano le due personalità. Come si dice oggi, nasce "una storia", che ha come condimento essenziale un'ironia che lascia fuori dalla porta qualsiasi sdolcinatezza. E proprio quando l'amore cresce sempre più prepotente, in particolare guidato e alimentato da Iris, giunge la notizia del male incurabile di Carlo. Conoscere nuovamente l'amore, la gioia d'incontrarsi, una cosa che pare impossibile "a una certa età", deve immediatamente confrontarsi con un grande dolore, con una possibile morte.

Tutto finisce? No, incomincia un nuovo viaggio. Ed ecco che quella settimana di vita, fatta di pochi giorni comincia a dilatarsi. I giorni pensati e vissuti non hanno passato e nemmeno il futuro con la sua enormità pone dei limiti. Il tempo, l'amore, è vissuto nel presente. L'irruenza e l'irrefrenabilità di Iris riescono a trasformarsi in assoluta dolcezza e Carlo ora non è solo capace di ascoltare ma anche di parlare e trasformare la sua ironia in felicità. Ma, lo ripetiamo, non è assolutamente una storia triste, soprattutto grazie ad una onnipresente ironia che pervade l'intera piece. L'ultima scena, forse la più malinconica, piena di "saudade", vede Carlo seduto su una sedia con una coperta sulle gambe a pochi minuti dall'operazione che deve subire, e Iris che gli s'inginocchia davanti prendendogli la mano e sussurrando un "vedrai…". Un finale pertanto aperto e il pubblico questo lo percepisce: a suggellare con tantissimi applausi e ripetute richieste di uscita in scena, non è la fine di un dramma, ma l'inizio di un nuovo viaggio.

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