La Nuova Ferrara

Lo stravagante De Pisis preferì Parigi per ragioni di stile

Lo stravagante De Pisis preferì Parigi per ragioni di stile

In attesa della mostra in Castello si scoprono tanti particolari interessanti nella raccolta di lettere dal 1924 al 1952

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Boldini e De Pisis: “Italiens a Paris” è il titolo della mostra che, da gennaio, verrà allestita in Castello. Essa comprenderà una selezione di alcuni capolavori di Giovanni Boldini e Filippo Tibertelli De Pisis, al quale riserveremo un occhio di riguardo, ricordando che, dal maggio 2012, i musei a loro dedicati e ospitati a Palazzo Massari, sono chiusi per lavori di ripristino del dopo terremoto. Questi lavori avranno termine nel 2017. L’ultima mostra che omaggiò Boldini, Previati e De Pisis, allestita a Palazzo dei Diamanti, si tenne dall’ottobre 2012 al gennaio 2013. E 200 gioielli, saranno esposti invece a Forlì dall’1 febbraio al 14 giugno 2015. In San Domenico, appunto, i più riconosciuti artisti del primo trentennio del XX secolo, saranno Boldini, De Nittis, Corcos, De Tivoli e Zandomenenghi, attivi pure loro in quella Parigi che, sarà tanto amata da De Pisis.

…Era il 1920 quando, De Pisis, esprimeva le sue emozioni, mentre discuteva con Corrado Govoni (di Tamara), De Vincenzi, Avanzi e Zaccarini, durante una passeggiata sulla Mura degli Angeli... Lui, non era ancora un pittore ma, nei suoi dialoghi, già se ne avvertiva la “vena”, poiché narrazioni espressive s’alternavano all’umorismo più sfrenato e trascinante che, tanto divertiva, il già pittore Giorgio De Vincenzi, poiché il De Pisis rimarcava le battute, con il tono nasale della voce.

Insieme collaborarono ad “Arte Nostra”, giornale che rimase attivo per circa un anno e che fu più un ritrovo d’artisti che, una vera e propria redazione, dove ognuno cercava una sorgente letteraria nella quale esprimere il proprio pensiero, cosa non facile in quel periodo burrascoso, dove ogni notizia veniva filtrata. Il gruppo, di lì a breve, si sciolse. Zaccarini, per via della malattia che lo portò alla tomba, non continuò le sue ricerche, Avanzi e Govoni andarono a Roma, De Vincenzi a Bologna e De Pisis... a Parigi.

Prima di trasferirsi nella capitale francese, era solito frequentare l’amico Alberto Neppi, titolare della Libreria Taddei, sita allora all’angolo di via Borgoleoni. Lo si riconosceva dal bastone con il pomo d’oro che, ostentatamente esibiva come emblema della famiglia alla quale apparteneva, i Tibertelli da Pisa. Inoltre, si celava il capo con una bombetta o con cappello inglese a scacchi. Poi un lunghissimo cappotto gli copriva le caviglie, l’archetipo di quel maxi - cappotto che sarebbe apparso negli anni ’69-’70. Si cingeva sempre con una sciarpa rossa, colore che indossò anche in un mantello di raso, sulla cui spalla ad accompagnarlo v’era un pappagallo mentre, dietro di lui, un aiutante lo seguiva con pennelli e tavolozza, disposti su d’un cuscino.

Attraverso le lettere (1924-1952, Ed. Lerici), si colgono molti aspetti intimi e caratteriali dell’artista, il rapporto odio-amore con la madre che, nei suoi confronti, è potente, dominatrice, come una dea-madre. Con la sorella ebbe un rapporto stretto, un affetto incredibile fondato su affinità elettive anche se, in alcune lettere degli anni ’27-’28, qualche contrarietà traspare. Ma alcune volte, questi “appunti di vita”, pieni di passione, sensazioni, consigli, “cura la tua tosse, fa un po’ di moto, mangiar poco e masticare molto” dice a Mamà, ci restituiscono un De Pisis solo, ben cosciente che la realtà che lo circonda è inafferrabile e intrisa di mille sfaccettature. Partecipa al mondo culturale europeo travalicando Ferrara e recandosi in quella Parigi nella quale, con i suoi abiti, il suo vestire un po’ stravagante, non si sarebbe sentito a disagio come in città; additato da chi non artista vedeva in lui solo un esibizionista eccentrico.

Nelle lettere, “l’angelo, l’uomo, le cose che lo circondano irradiano un calore luminoso, vissuto nella notte, poiché egli scrive e vive spesso di notte... e vorrei raccontarvi un po’ delle mie eccentricità parigine, se non temesi di... spaventarvi. Stasera per esempio (il vento ha spazzato le nuvole sono comparse le stelle e io mi sentivo meglio) è la notte del 17 novembre ’28.... sono uscito con la toilette alquanto eccentrica se pure chic. In capo il berretto di pelo... che dicono mi stia bene, attorno al collo un foulard di seta rosso e giallo con figure nere (è un amore) all’occhiello del paletot marrone lungo con bavero di pelo (uguale al berretto) un fiore giallo e rosso (un cristantemo piccolo). Calze di seta nera, scarpette di vernice, calzoni neri a sottili a righe, in mano una canna rossiccia con il pomo d’oro. Anche a Parigi certe (misé) si notano... domenica voglio andare a sentire la Carmen, all’opera comique... e adesso attacco un bottone al paletot... un abbraccio Gigino”.

La rivoluzione nell’ambito dell’abbigliamento avviene a Copenaghen nel giugno del 1913, con un articolo comparso sul Journal De La Mode, dal titolo: “Rivoluzione della moda - la nuova linea botticelliana” ma, la vera mescolanza di stili, avvenne nel periodo precedente lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e, dai molti tentativi e contaminazioni, nasce uno stile del tutto nuovo, caratteristico e personale.

Da questo momento, tutto ciò che vi era prima, diviene antiquariato. Parafrasando l’Arte Nostra”, il giornaletto ferrarese, si sviluppa l’Arte Nuova o Jugendstill che in tedesco significa “lo stile dei giovani” e nei primi anni fu fortemente influenzato, dalla gioia dei seguaci dell’impressionismo, per l’arte della civiltà giapponese, con i colori del Giappone, degli indiani d’America, dell’Afghanistan e del Tibet ed, enfaticamente, s’ispira ancora di più, all’ambiente esotico.

Per De Pisis, il desiderio di recarsi a Parigi, viene espresso per la prima volta, all’amico Gualtiero Metri, nel settembre ’21 e nel marzo ’25, saluta gli amici romani, dalla stazione, promettendo loro di tornare in Italia. Egli fu attratto dall’ambiente parigino per la moda che gli permetteva d’esprimersi senza riserve, appagando quel gusto estetico così pronunciato ed in grado d’influire, secondo il suo pensiero, soprattutto nel lato più intimo dell’uomo.

Così, come aveva fatto nei suoi scritti, iniziati nel ’21, dal titolo “Adamo o dell’Eleganza”, a Parigi, De Pisis poteva godere (come riferisce l’amico Comisso nel “Mio sodalizio con De Pisis”, Milano 1954) “anche della massima libertà, nel vestire, senza che alcuno avesse a stupirsene, come nella piccola e provinciale Ferrara”. (mir.gol.)

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