La Nuova Ferrara

Con Sgarbi l’arte diventa uno spettacolo tra opere e frecciate

Con Sgarbi l’arte diventa uno spettacolo tra opere e frecciate

Prima incanta il pubblico parlando del suo ultimo volume Poi dà sfogo a dure critiche all’amministrazione comunale

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È stata una presentazione molto colorita, quella che si è tenuta ieri alla Libreria Ibs.it. Introdotto da Sergio Risaliti, l’eclettico storico dell’arte ferrarese Vittorio Sgarbi ha presentato il suo ultimo libro Gli anni delle meraviglie, edito da Bompiani e giunto alla seconda ristampa. L’autore ha iniziato con un’aspra critica all’amministrazione cittadina. Senza troppi eufemismi, ha bersagliato le ultime tre direttrici della Pinacoteca Nazionale, colpevoli «di aver firmato contro» di lui, in particolare l’attuale, contro l’esposizione bolognese che il critico sta curando, “Da Cimabue a Morandi”. Amministrazione talmente impegnata in questo, secondo Sgarbi, da non occuparsi di segnalare ai turisti e ai cittadini la presenza della Pinacoteca stessa. «Pochissimi sanno dove si trova - ha detto -, quando per farla conoscere meglio basterebbero dei segnali e un biglietto unico con il quale visitare le mostre di Palazzo dei Diamanti e della Pinacoteca stessa».

Anche la presenza in città della mostra sul Bastianino è nel mirino: «Nessuno sa chi è Bastianino. Tenere un’esposizione in un edificio che nessuno sa dove sia su uno che nessuno conosce non ha senso. Avrebbe avuto maggior effetto unire il nome del Bastianino a quello di Michelangelo, dato che il Giudizio Universale raffigurato dal pittore nell’abside della cattedrale ferrarese è ispirato a quello di Michelangelo nella Cappella Sistina».

Giudizi severi il critico li ha espressi verso l’assenza a Ferrara di un fondo di fotografie che Folco Quilici avrebbe donato alla città, alla chiusura del museo dedicato a Michelangelo Antonioni ed al Fondo di Giorgio Bassani, che si trova a Codigoro.

La capacità del critico di appassionare il pubblico all’arte si è materializzata quando ha presentato alcune opere presenti nel volume, spiegando si tratta di cinque tomi, che partono da Cimabue per arrivare a Canova. L’anno scorso ha scritto il primo, Il tesoro d’Italia e questo è il continuo fino a Pontormo. Durante la presentazione, la maestria dello storico dell’arte è stata tale da mantenere viva l’attenzione del folto pubblico. L’apice è stata la spiegazione de l’Annunciazione di Antonello da Messina, dove «La Madonna con un gesto della mano allontana da sé l’estraneo e con l’altra, nell’atto di chiudersi il velo, difende il Dio che è in Lei, nella meditazione sul suo destino».

Per terminare, l’ultimo giudizio dell’irrefrenabile critico: «Ferrara città meravigliosa governata da deficienti».

Veronica Capucci

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