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Un regista ferrarese filma le grandi imprese

Un regista ferrarese filma le grandi imprese

Sport estremi nei documentari di Paolo Cirelli: «La preparazione fisica è utile a tutti così farò un reality sul tema»

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«Scoprire e viaggiare è il motore di tutto. Questo mestiere mi permette di conoscere luoghi, realtà e contesti lontani dalla nostra quotidianità. Amo mettermi lo zaino in spalla e andare. Alla fine di un viaggio però torno sempre qua, perché Ferrara è la mia città». Sono le parole del regista Paolo Cirelli, documentarista specializzato nel raccontare sport estremi.

Tornato poche settimane fa dall’Ecuador, dove ha seguito il runner Paolo Venturini nella scalata del vulcano Chimborazo, Cirelli è attualmente impegnato come autore nella realizzazione de “Un passo per il tuo cuore”, reality prodotto da Megared. Noi lo abbiamo incontrato e abbiamo parlato con lui di questa nuova sfida, del suo lavoro e di una passione che non smette di bruciare.

Partiamo dagli sport estremi, cosa intendi con questa definizione?

«Imprese al limite - spiega -, mesi di preparazione per sfidare se stessi e la natura, gare estenuanti collettive o personali... Per esempio, i documentari che ho realizzato per “Fino alla fine del mondo” (programma in onda su Deejay Tv, ndr), raccontano storie diverse di atleti che si sono messi alla prova e hanno sfidato i propri limiti. In “The Hardest” vediamo due sportivi romagnoli che scelgono di partecipare al Lapland Extreme Challenge, sfida durissima: 900 chilometri di percorso tra i ghiacci della Lapponia da percorrere in 15 giorni con temperature che oscillano tra -20 e -40 gradi centigradi. In “Running to the sky” la puntata si concentra invece sulla The North Face Lavaredo Ultra Trail 2013, gara di trail running durissima di 120 chilometri sulle Dolomiti con partenza e arrivo a Cortina d’Ampezzo».

E “Un passo per il tuo cuore” che cos’è?

«Una nuova sfida che mi vede impegnato non nei panni di regista bensì di autore. I produttori hanno visto il mio documentario sulla Lapponia e mi hanno voluto nel team. Si tratta di un reality suddiviso in circa trenta puntate, l’obiettivo è quello di dimostrare che otto persone comuni e sedentarie, se mosse da una motivazione personale, possono rimettersi in gioco e lo fanno attraverso la corsa. È un reality web in onda sui canali Megared (i produttori, ndr) e in quanto autore ho seguito tutto dall’inizio: mi sono occupato di selezionare gli otto partecipanti su 460 candidati, sono andato a fondo nelle loro storie e raccontiamo un percorso umano prima ancora che sportivo. Il trailer - continua - ha avuto un successo pazzesco, oltre 5 milioni di click e le puntate viaggiano sopra le 200mila visualizzazioni a settimana. Ma oltre a questo la soddisfazione più profonda è quella di poter cambiare la vita di persone che fino a un mese fa non sapevano cosa fosse la corsa; ora stanno scoprendo che correre fa bene al cuore».

Queste persone, come gli atleti che si cimentano in imprese estreme, sono comunque seguite…

«Assolutamente sì: non puoi affrontare certe prove tanto alla leggera. Nel reality - aggiunge - i partecipanti sono seguiti da un’equipe medica e anche gli atleti “estremi” al loro seguito hanno sempre un team che li tiene sotto controllo. Anche chi fa questo mestiere in qualche modo dev’essere allenato, non si può pretendere di seguire a duemila metri di altezza un runner che corre sulla montagna senza aver fatto del moto».

Ma la passione per la regia e per il documentarismo quando è nata?

«Alla fine degli anni Novanta. Nel corso della mia attività mi sono cimentato anche in altri settori. A settembre sono stato aiuto regista del film “La notte non fa più paura - Terremotati”, lungometraggio ambientato nel Ferrarese durante i giorni del terremoto 2012. E tra le varie esperienze, porto nel cuore quelle al fianco di Vasco Rossi e Marlene Kuntz».

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