La musica è ancora il modo per criticare il nostro Paese
Venerdì concerto di Pierpaolo Capovilla, storico leader de “Il teatro degli orrori” «Italia corrotta e internet aliena i giovani: dobbiamo lottare contro tutto questo»
Pierpaolo Capovilla, leader dei “One dimensional man” prima e de “Il teatro degli orrori” poi, venerdì alle 21 si esibirà al teatro De Micheli di Copparo. Un concerto in versione solista per presentare Obtorto collo, il suo album uscito lo scorso maggio. Un disco difficile e pungente, complesso sia musicalmente sia concettualmente che, partendo dalla sfera privata, affronta tematiche che interessano e appartengono alla collettività.
“Obtorto Collo” proviene dal latino e sta a indicare l’accettazione di qualcosa non gradita. Cosa non gradisce dell’Italia di oggi?
«Praticamente quasi tutto. È un Paese fortemente disgregato, vent’anni di Berlusconismo non passano tanto in fretta, anzi, si stanno protraendo. È un Paese corrotto a partire dalle fondamenta. E internet, che sembrava una grande chance di libertà, è diventato un nuovo motivo di alienazione, soprattutto tra i più giovani. Io sono qui come artista, come paroliere, come “intellettuale” per lottare ogni giorno contro questa realtà».
Il disco intreccia e affronta tematiche universali e personali, pubbliche e private… Come è nato?
«Con le mie canzoni cerco di raccontare l’intimità delle persone vicine o lontane, a me care o che detesto. Cerco di mettere il lato privato in relazione con quello pubblico. Tutti abbiamo bisogno degli altri, può sembrare strano ma è così. Tanti miei brani in generale e Quando in particolare, parlano d’amore. Quando non parla però di quanto siano belli i fiori, narra della violenza domestica e concentra l’attenzione su un problema gigantesco come quello del femminicidio».
Perché ha sentito l’esigenza di intraprendere la strada solista? Come si trova in questa avventura?
«Dopo tanti appuntamenti pubblici con “La religione del mio tempo”, un reading dedicato a Pier Paolo Pasolini, io e il maestro Paki Zennaro abbiamo iniziato a scrivere alcune cose, quasi per gioco. Ci siamo ritrovati in breve tempo ad aver composto una ventina di brani, un intero repertorio che avrebbe potuto diventare un disco. In questo percorso sono stato anche spinto e supportato dai miei compagni de “Il teatro degli orrori”. Certo, è una sfida per te stesso ma anche per chi ti ascolta. Obtorto collo è molto diverso da ciò che si ascolta oggi normalmente; è un disco complesso, difficile e non lo nascondo».
Quindi nessun scioglimento de “Il teatro degli orrori”…
«Per carità, no! Ma in questi giorni siamo tornati in sala prove - aggiunge - e nonostante gli impegni di tutti, cerchiamo di vederci e suonare il più possibile perché stiamo costruendo il nuovo disco. Sarà un lavoro molto rock anni Novanta, che sono poi un po’ le nostre origini. Noi veniamo dall’hardcore e non abbiamo scordato i nostri cromosomi, il prossimo lavoro sarà molto potente».
Samuele Govoni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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