Il Nobel Modiano è il Bassani francese
Paragone legato alla “Lucerna incantata” e all’antisemitismo di oggi
Il Nobel Patrick Modiano, il “Bassani di Francia”. A proposito della Lucerna incantata.
Non molta attenzione è stata dedicata in sede pubblicistica al premio Nobel per la letteratura di quest’anno, conferito dall’Accademia Svedese al francese Patrick Modiano (nato a Parigi nel 1945, figlio di Albert, ebreo di origini italiane).
Volando alto con il pensiero, si vuole qui ricordare la dedica che il ferrarese Gianfranco Rossi destinò al celebre cugino Giorgio Bassani del volume di Proust, Albertine desparue, poi meglio noto come La fuggitiva. “A Giacomo Marchi/ la corona dei giorni / splendidi è infranta /pur se lucerna incanta / il sentiero ai ritorni. / Nino R.” (vedi per riferimenti il contributo originale pubblicato sulla Nuova Ferrara il 15 aprile 2014, pagina 26).
Ora, la “lucerna” è luogo del ricordo, della poesia, della preghiera in cammino. Come accade, in fondo, per le donne dei racconti del Nobel Patrick Modiano (esempio Dora Bruder in edizione italiana Guanda 1998, storia di una quindicenne vittima della Shoah, a Parigi; e di altre testimonianze femminili). Ma il romanzo di Modiano è anche romanzo della “viellieuse”, la lampada notturna che illumina le donne fugacemente, prima di lasciarle al loro destino. In questi sensi, si può dire che Patrick Modiano sia un poco “il Bassani di Francia”, specie in un momento in cui in quella cultura si è ripresentato qualche fenomeno di antisemitismo. E l’uomo - scriveva Croce in Montenerodomo, Appendice della “Storia del Regno di Napoli” del 1922 - bene spesso è, invece, “piuttosto che ’filius loci’, ’filius temporis’ ”.
Giuseppe Brescia
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