Ciak! si mangia apre alla grande la rassegna
Salvatore Gelsi al ristorantino diCibo ha presentato le curiosità culinarie al cinema
Potrebbe intitolarsi Il mangiafilm, l’edizione ampliata di Ciak, si mangia! (Tre lune, 2000), il dizionario del cinema dietro i fornelli in uscita per la prossima estate. Con una carica positiva simile a quella de L’acchiappafilm dell’implacabile Jack Black, giovedì sera, ospite della rassegna letteraria al ristorantino diCibo, Salvatore Gelsi ha catturato il pubblico come se si trovasse in sala, o in contemplazione di una prelibatezza. «Quando l’ho preparato, non c’erano i dvd o la vastità di riferimenti che offre oggi la rete», ha raccontato il critico cinematografico, che per scrivere l’enciclopedia tascabile ha guardato oltre mille pellicole alla vecchia maniera, in vhs. «Adesso lavoro con la paranoia di visionarne due alla volta, affiancando due schermi. Su uno un film già visto, ma da ricontrollare, e uno sconosciuto sull’altro sino a tarda notte. E chiudo il trittico con il tablet sotto mano, sul quale ho appuntate le citazioni». Tanto che l’edizione aggiornata sfiorerà i 6mila titoli, comprese le schede sui cartoon, così Cattivissimo me per i più piccoli, e i focus sui caratteristi golosi, dall’appetito insofferente di Sordi, alla fobia di essere contaminato del principe de Curtis, in arte Totò, che a riflettori spenti controllava ossessivamente la pulizia dei locali dove era invitato. Dopo aver fatto i complimenti allo staff del ristorante per la presa di coscienza e d’atto, unico in Italia per sostenibilità avendo scelto di cucinare gli alimentari provenienti dal Despar adiacente, è cominciato il gioco; le portate creative della chef Maya, infatti, sono state prontamente associate ai flash del grande cinema.
TROFIE CON SALSICCIA E RADICCHIO ROSSO
«È un primo rarissimo sullo schermo – ha commentato Gelsi – perché sul set non si mangia mai, impegnando la bocca e non riuscendo più a pronunciare le battute del copione. Comunque sia, con le trofie ce ne sono svariati, ad esempio The Trip to Italy (2014) di Michael Winterbottom, specialmente se condite con pesto alla genovese, o con patate e fagiolini. È una pasta morbida, che si sposa bene con un ragù di piccole dimensioni». E affabile era la sua voce che illustrava i tre momenti di apprendimento in cucina: la vista, le mani e il gusto del proprio impegno, una sinestesia tra l’immagine e il sapore del piatto. Momenti che il docente ha assorbito durante una supplenza in un istituto alberghiero: «Intanto che insegnavo letteratura nella gastronomia, insieme agli studenti imparavo a tagliare, tritare, disossare…»
SPALLA DI MAIALE AL LATTE CON CIME DI BROCCOLO E PATATE AL FORNO
Il genere che consente di godersi il cibo è la Commedia, si pensi ai francesi La cuoca del Presidente (2012) con Jean Reno, o al recente La ricetta perfetta di Jon Favreau; altrimenti sarebbe stato una primizia del Giallo o degli Splatter, sebbene leggendari, alla maniera di Pulp Fiction: Jules (Samuel Lee Jackson) morde l’hamburger e spara… con l’immancabile fuoriuscita di ketchup alla Tarantino, mentre Vincent (John Travolta) ricorda stupito il sapore della maionese assaggiata ad Amsterdam, la salsa cosiddetta olandese. «Arrosto ci sarebbe finito pure il maialino australiano – ha proseguito l’autore divertito – che si salva in Babe. Tre patate, invece, sono toccate bollite e intere a Carlo delle Piane nella sfida a poker di Regalo di Natale (1986), di Pupi Avati».
CREMA AL MARSALA CON BISCOTTI TENERI ALLA NOCCIOLA
«Prenderei un marsalino», domanda al barista Ugo Tognazzi nell’episodio Il professore di Controsesso (1964), diretto da Marco Ferreri. «Qualsiasi pellicola di Ferreri – ha spiegato il docente – ha un ritmo e un tempo pesante, poiché non è necessario essere ironici per stare a tavola, che spesso si svela essere una spia di fisicità e di fatalismo. A tal punto che La grande abbuffata (1973) è sulla morte. Per quanto amasse la buona cucina, il regista era diabetico, quindi sottoposto a una dieta rigida. Tuttavia al Festival del Cibo di Berlino del ’97 decise di abbuffarsi, calando su di sé il sipario, o almeno lo sostengono i rumors… parallelamente, in Mine vaganti (2010) di Ozpetek la vecchietta vuole farsi fuori trangugiando una bavarese al cioccolato e baci di dama, ma non ci riesce». Arrivati alla frutta, gli ultimi piatti smascherati della serata sono stati la pizza napoletana e i tortellini bolognesi; pietanze tipicamente domestiche che apparvero sui listini dei ristoratori italiani solo nel secondo dopoguerra, a seguito dei flussi migratori negli Stati Uniti, dove erano vendute con lo scopo di sfamare i propri connazionali. Al che Salvatore Gelsi si è alzato e ha salutato con un compito sfizioso: «Quando è stata aperta la prima pizzeria a Ferrara?».
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