La Nuova Ferrara

“Servo per due”, divertimento allo stato puro

di FABIO ZIOSI
“Servo per due”, divertimento allo stato puro

Ovazione e applausi per Pierfrancesco Favino e Paolo Sassanelli, che insieme a Nissen e Solder conquistano il pubblico

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di FABIO ZIOSI

Volete passare tre ore di puro divertimento? Beh, allora andate al Teatro Comunale Abbado a vedere “Servo per due” (oggi e domani ultime repliche) e non ve ne pentirete. Un lavoro teatrale che comincia da un viaggio: da Venezia con “Il servitore di due padroni” scritto da Carlo Goldoni nel 1745, che si trasferisce a Londra dove, pochi anni fa, Richard Bean lo prende, lo “mastica” e lo trasforma in “One man, Two Guvnors” e infine torna in Italia dove Pierfrancesco Favino e Paolo Sassanelli, insieme a Nissen e Solder, lo “rimasticano” trasportandolo in una Rimini del 1936. Da questo viaggio non ci ha rimesso nessuno. Anzi. Goldoni e il suo Arlecchino sono sempre un caposaldo del teatro mondiale; Bean, visto il successo, è in scena a Londra da anni, infine il nostro Pippo-Arlecchino-Favino ha da dire la sua alla grande come hanno dimostrato i continui applausi e l’ovazione finale da parte del pubblico. Gli ingredienti sono quelli del teatro dell’arte che si mescolano con il vecchio avanspettacolo e il cabaret: le gags, i doppi sensi, le cadute, gli scambi di persona, le corse, i fraintendimenti, tutto diventa il frenetico canovaccio con un Pippo-Arlecchino che ha la sua costante secolare: la fame con la ricerca disperata di qualsiasi cosa da mettere sotto i denti (anche se il sogno è la polenta taragna e il coniglio al brasato) e l’immancabile desiderio d’amore.

Subito si capisce che sarà uno spettacolo diverso dal solito: l’orchestrina (i bravissimi Musica da Ripostiglio) comincia a suonare e cantare mentre ancora gli spettatori prendono posto; una grande scala, poi, collega il palcoscenico con la platea, insomma il teatro non è solo quello che si recita sul palco. Gli attori ben presto si trasformano in ballerini e cantanti alzando la dose di allegria. Favino non perde tempo e subito “aggancia” il pubblico, prima gli ricorda di come è stato lui ad inventare il Trio Lescano e poi scende in platea a cercare due volontari che lo aiutino a portare un pesante baule. E così Dario e Ferdinando diventano attori per una sera ridendo e facendo ridere sotto la guida di Pippo. Poi c’è Valentina che sale dalla platea, ma qui ci fermiamo per non togliere la sorpresa. Ma va ancora oltre: spinto dalla fame chiede al pubblico se ha qualcosa da dargli da mangiare, magari della salama da sugo o dei cappellacci di zucca e da un palco del primo ordine qualcuno offre dei Twix (barrette ricoperte di cioccolato). E li le risate cominciano a contagiare tutti compresa l’orchestrina, Favino e gli attori che non riescono a smettere (o fanno finta…ma sono talmente bravi!). La storia conta poco, quel che conta è saperla raccontare.

E veniamo ai protagonisti. Il gruppo innanzitutto, affiatato, portato a questo livello da un lungo lavoro di preparazione, come testimonia il regista Paolo Sassanelli (co-regista con Favino) nelle sue note. I Musica da Ripostiglio che non solo riempiono la sala di musica ma hanno la capacità di contagiare il pubblico con i loro giochi. Infine Favino, vero mattatore, con la capacità di passare da ruoli drammatici, come quello recente di Ambrosoli, a quello comico di Pippo dell’altra sera.

Se il teatro è finzione, Favino sa fingere bene e convincere tutti.

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