Profonde emozioni invadono la scena
Un bravissimo Cederna ha proposto “L’ultima estate dell’Europa”
“Eravate alti un metro e cinquanta voi spettri usciti dalle trincee, ma io vi penso giganti, ciclopi di una razza estinta”. Con queste parole scritte da Paolo Rumiz, assieme ad altri toccanti contributi composti da Gadda, Ungaretti, Owen, Stuparich, Trilussa, venerdì sera al Teatro Comunale di Occhiobello si è chiuso l’apprezzato spettacolo dal titolo: “L’ultima estate dell’Europa”, splendidamente interpretato dall’attore Giuseppe Cederna e dedicato al Centenario della Grande Guerra. Un successo annunciato di questo monologo, integrato da accompagnamento musicale con brani originali dal vivo di Alberto Capelli (chitarra, percussioni) e Mauro Manzoni (fiati), nato quasi per caso dalla proposta di Augusto Golin coautore assieme a Cederna della drammaturgia, che insieme hanno scandagliato una montagna di libri e antologie di poeti della prima guerra mondiale, con testimonianze di lettere dal fronte compreso un libro dello storico inglese Fromkin David: “L’ultima estate dell’Europa” da cui prende il titolo lo spettacolo. Un lavoro che - come ha testimoniato l'artista nel piacevole confronto con la platea nel dopo-spettacolo - mi ha coinvolto personalmente e profondamente toccato nell’anima». Con l’ausilio della sapiente regia di Ruggero Cara, l’attore ha dato voce e corpo a morti e persecutori che trasfigurarono il nostro Continente in un sconfinato teatro di supplizi e sofferenze, prendendo il via, ovviamente, dal gesto omicida che colpì l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria-Ungheria e sua moglie Sofia, durante una visita ufficiale nella città bosniaca di Sarajevo, in una splendida domenica di giugno del 1914. Unico appunto al lavoro complessivo, è la sensazione che ancora l'equilibrio tra testo-interpretazione e armonia sonora sia migliorabile.
Vincenzo Iannuzzo
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