La Nuova Ferrara

COMACCHIO

Un esilarante Sgrilli conquista Palazzo Bellini

Un esilarante Sgrilli conquista Palazzo Bellini

Due ore travolgenti di musica e comicità ben miscelate quelle che l’artista livornese ha regalato al numeroso pubblico

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COMACCHIO. Non esiste Sgrilli senza chitarra. Parola di Sergio Sgrilli, il comico livornese noto al grande pubblico per le sette edizioni di “Zelig” nelle quali ha fatto man bassa di ascolti, che venerdì sera ha conquistato il numerosissimo pubblico di Palazzo Bellini, in un crescendo di gag, divertimento e stupore, sull’onda di coinvolgenti ricordi della sua ventennale carriera.

Se la chitarra ha cambiato le sorti al comico, il cui percorso artistico è partito sul Golfo di Follonica «in un campeggio di fricchettoni di estrema sinistra, anche se l’età dei fiori era tramontata da un pezzo e quello non era più il 1968, ma il 1982», ha ricordato Sgrilli, il mare è indubbiamente il filo conduttore dello spettacolo “20 in poppa”, aperto con uno straordinario omaggio a Lucio Dalla, grazie alla celeberrima “La casa in riva al mare” e chiuso con un altro omaggio ad un grande cantautore, Lucio Battisti, del quale è stata riproposta “La canzone del sole”, in coro con gli spettatori.

Sono state due ore travolgenti di musica e comicità ben miscelate quelle che l’artista livornese ha regalato, rievocando in maniera giocosa e dirompente i momenti salienti della propria vita, dall’infanzia sino alla paternità, intorno alla quale si è sbizzarrito snocciolando gag e battute sulla presunta inutilità dell’uomo in sala parto.

Dall’amore per la Maremma, «culla degli Etruschi, popolo che ride e che per primo ha dipinto persone che ridono», alla città di Napoli, «la più bella città del mondo, dove ci ho lasciato un pezzo del mio cuore, oltre ad una moto, due biciclette ed un computer portatile», Sgrilli, prendendosi gioco dell’inglese stentato con cui agli inizi della sua carriera interpretava a grande richiesta Led Zeppelin, i Doors e James Brown, ha strappato sorrisi a crepapelle, proponendo i testi di canzoni italiane dal doppio senso, come “Gloria” di Umberto Tozzi o “Il mio corpo che cambia” di Piero Pelù. Massimiliano Venturi, direttore artistico della rassegna invernale “Comacchio a teatro”, ha ringraziato il pubblico per l’avvio della stagione con la sala che ha registrato il tutto esaurito, aggiungendo un grazie al Comune per averci creduto, «perché il teatro e la cultura sono un servizio fondamentale per la comunità».

Katia Romagnoli

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