La Nuova Ferrara

Il gruppo estense Yoruba torna al Bologna SetUp per stupire

Torna a Bologna SetUp Contemporary Art Fair, fiera dedicata all’arte emergente di qualità che, da domani a domenica, animerà le stanze al primo piano dell’autostazione in piazza XX Settembre,...

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Torna a Bologna SetUp Contemporary Art Fair, fiera dedicata all’arte emergente di qualità che, da domani a domenica, animerà le stanze al primo piano dell’autostazione in piazza XX Settembre, temporaneamente abitate da un folto numero di espositori tra cui, riconfermata per il terzo anno consecutivo, anche Yoruba. Il gruppo di Ferrara, che da dieci anni opera in campo nazionale, avendo nel tempo instaurato collaborazioni con stimati curatori, critici, università, fondazioni e associazioni, si presenta con il progetto “28mq. Fai spazio al tuo stile”, ideato e curato da Federica Zabarri, art director dell’associazione, nonché docente del liceo Dossi Dossi .

«In una società dei consumi che definisce se stessa in base al proprio “avere”, sarebbe presuntuoso pensare di poter acquistare arte al di sopra di tali cliché?», e muovendo da una domanda tanto retorica quanto stimolante, Yoruba allestirà i suoi 28mq con un progetto che strizza l’occhio a un noto colosso dell’arredamento. Un marchio conosciuto non solo per proporre accattivanti arredi nordeuropei eco-chic, ma per avere creato un desiderabile prototipo (stereotipo?) di casa (vita?) perfetta, dove c’è spazio per tutto e ciascun elemento è miracolosamente al posto giusto. E s’intende, astraendo, che concretizzare la perfezione fuori da sé altro non significa che illudersi di essersi realizzati.

«È vero - motiva la Zabarri - che il mercato dell’arte è estraneo a certi meccanismi merceologici e che la definizione di valore non segue la classica funzione domanda/offerta, ma gli acquirenti sono sempre persone che non possono sottrarsi al principio più basilare, per cui il desiderio di possedere un dato elemento nasce per soddisfare un bisogno, sia esso fisico, ma più spesso mentale».

Saranno allora le interazioni dei visitatori con lo spazio Yoruba a sancire il distacco dell’arte da mere logiche di mercato, o a confutare la nostra supposta natura di homo consumens.

Matteo Bianchi

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