La Nuova Ferrara

Ferraresi protagonisti assoluti a SetUp

Ferraresi protagonisti assoluti a SetUp

Lo stand Yoruba spiazza tutti negli spazi espositivi all’Autostazione di Bologna

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Esuberante e spontaneo, come le sue curatrici in divisa blu e gialla in stile Ikea, lo stand Yoruba è stato un tripudio, anche a detta di “Artribune”, la bibbia in materia di contemporaneo: ZLa riflessione su arte e mercato non è nuova, ma qui è svolta dalla curatrice Federica Zabarri in maniera simpatica e coerente con la tipologia di fiera». Questo il giudizio della rivista che li ha premiati nella top three degli spazi espositivi di SetUp, allestito al primo piano dell’Autostazione bolognese.

A pochi passi dalla stazione, infatti, è sufficiente salire due rampe di scale per infilarsi dentro un labirinto che esplode di idee; cosicché lo spazio Yoruba si è trasformato in una simil-Ikea con tanto di divano in vendita, cartellini, brand e addirittura taccuino e matitina in legno per scegliere l’artista su misura. Fra le new entry che hanno accettato la provocazione esponendo ci sono Giovanni Alfano, Paolo Angelucci, Michele Attianese, Danilo Busia, Gennaro Branco, Vincenzo Frattini, Roberta Montaruli e Giorgio Pignotti. Poi si sono confermati purosangue dell’associazione: Alice Andreoli, Paolo Bini, Alessio Bolognesi, Giulia Bonora, Mary Cinque, Lucia Lamberti, Stefano W. Pasquini e Zino.

L’impressione di accoglienza e familiarità dello stand ha stupito con ironia i curiosi, riuscendo a rompere quell’aura che spesso raffredda e allontana i più dalle gallerie convenzionali. E ha smentito il passaggio frettoloso di “Artribune”, che denota tra parentesi le opere in mostra “piuttosto low cost”, il fatto che non ci sia stato alcun ribasso dei prezzi, bensì è stata oculata la scelta dei lavori da parte della Zabarri e della Paiato, entrambe art director; quindi grazie a una no-profit ferrarese SetUp ha permesso un’ulteriore approfondimento sulla cultura del consumo, nonché di offrire la possibilità a chiunque di collezionare un’opera, pur non potendo permettersi una tela di 3 metri.

Matteo Bianchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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