La Nuova Ferrara

A Forlì un grandissimo omaggio a Boldini

A Forlì un grandissimo omaggio a Boldini

Viaggio in anteprima nell’altra mostra dedicata all’artista ferrarese: ai Musei San Domenico esposti 150 suoi lavori

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Quattro enormi gigantografie di nobildonne della Belle Epoque ci accolgono negli imponenti e storici spazi dei Musei di San Domenico a Forlì, da anni sede di importanti mostre d’arte a livello internazionale. Si inaugura oggi “Boldini. Lo spettacolo della modernità”, mostra a cura di Francesca Dini e Fernando Mazzocca, aperta fino al 14 giugno.

Abbiamo visitato in anteprima la mostra in compagnia di Bianca Doria (grande esperta del pittore ferrarese, ha pubblicato l’imponente catalogo generale dei mille dipinti ed è in uscita quello sui tremila disegni) e di Lucio Scardino (critico d’arte ferrarese): la prima impressione è stata quella di immaginare che i ferraresi in visita qui rimarranno contenti e gratificati nel vedere l’ampio spazio e attenzione dedicata alle opere provenienti da Ferrara. Le tele e i disegni prestati a Forlì hanno infatti peso anche sul piano quantitativo.

Le opere in mostra complessivamente sono oltre 200, se escludiamo una cinquantina di altri autori (Corcos, Zandomeneghi, De Nittis, ecc.) delle 150 opere del maestro ben 32 provengono dalle Gallerie d’arte moderna e contemporanea, Museo Boldini di Ferrara, 2 da collezioni private ferraresi e un grazioso disegno di natura morta dalla Fondazione Cavallini Sgarbi di Ro.

Le origini ferraresi del protagonista della mostra e l’attenzione che negli anni le istituzioni estensi hanno dedicato alla raccolta e conservazione delle sue opere, qui trovano conferma e degno riconoscimento; atteggiamento lungimirante. Come non ricordare, ad esempio, quando il senatore Roffi riuscì a “strappare” una importante parte dell’attuale collezione estense, per conto della locale Cassa di Risparmio di Ferrara, dalle mani di una banca toscana?

Ecco allora che dal piano terra al piano nobile del prestigioso complesso forlivese si dipana una storia anche ferrarese.

La prima testimonianza è un interessante e incisivo ritratto del padre Antonio Boldini, olio su tavola del 1867, proveniente da una collezione privata ferrarese. Poco più in la il “Braccio con vaso di Fiori” del 1910, enigmatica mano sospesa che si allunga per afferrare un mazzo di crisantemi, in un dialogo virtuale con l’infilata delle porte del complesso. Nelle sale i tanti disegni ben collocati nelle teche.

L’opera che introduce la sezione delle opere collocate al piano nobile è la deliziosa veduta da una finestra verso le torri del Castello: “Dalla soffitta a Ferrara” del 1870, opera dipinta quando i genitori avevano venduto la casa dove il pittore era cresciuto, da cui si vedeva appunto il Castello. Podio d’onore per la nostra “Principessa Eulalia di Spagna, tela di grandi dimensioni del 1898, inserita nella stanza intitolata “C’est un classique”, per ricordare il riconoscimento dato a Boldini fin dalla prima esposizione postuma di Parigi, a pochi mesi dalla morte.

Insomma, una bella gita fuori porta per ammirare l’altra metà delle collezioni ferraresi di Giovanni Boldini.

Andrea Samaritani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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