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John e l’emozione dell’incontro con il “Boss”

John e l’emozione dell’incontro con il “Boss”

Il morellese Strada tornato dagli States racconta il concerto con Springsteen: «Per me è stato un momento incredibile»

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I suoi amici lo hanno sobbarcato di telefonate, i suoi studenti lo hanno accolto tra gli applausi. Il ritorno di John Strada dopo l’avventura negli States è stato trionfale. Una settimana adrenalinica dove non c’è stato quasi mai spazio per il sonno ed il jet lag non si è fatto sentire. L’arrivo a New York, il concerto al Chord, il viaggio verso il New Jersey, il week end ad Asbury Park, l’incontro con Bruce Springsteen, il ritorno nella Grande Mela, tappa al Bitter End e aereo per tornare a casa.

A XII Morelli il fuso orario si fa sentire, l’eccitazione ha lasciato posto a una soddisfatta stanchezza. «È stata un’esperienza indimenticabile. Sono davvero entusiasta», afferma John. Da qui non è mancato il supporto della gente. Ogni foto pubblicata dal rocker sulla sua bacheca Fb riscuoteva centinaia di “mi piace”. «Le persone erano felici per quello che stavo facendo e questo ha dato un valore aggiunto alla cosa, era come se fossi il loro portavoce: bellissimo».

Nei locali americani la musica la fa da padrona e nella maggior parte dei casi chi si esibisce propone al pubblico il proprio repertorio. Quello che ha fatto John Strada, portando oltreoceano prevalentemente pezzi propri, alcuni dei quali tradotti. Al “Light of day”, festival a scopo benefico organizzato dal produttore discografico Bob Benjamin, hanno partecipato tantissimi artisti. I locali coinvolti erano molti, le giornate clou sono state il 16 e 17 gennaio ad Asbury Park. «Allo Stone Pony, prima di suonare Dust and blood (Sangue e polvere, ndr) ho detto: “Questa canzone l’ho scritta dopo il terremoto che ha colpito la mia terra nel 2012. La voglio dedicare a tutte le vittime di quel disastro e anche a tutte le vittime dell’uragano Sandy” (avvenuto lo stesso anno, ndr). Dopo questa premessa il pubblico ha ascoltato con grande attenzione il brano e alla fine - ricorda emozionato -, ho ricevuto un sacco di complimenti».

Il giorno dopo è stata la volta del Paramount Theatre ovvero: la sera del “Boss”: «C’era un sacco di gente, Bruce è arrivato attorno alle 16.30 in macchina, da solo. Ha fatto due ore di prove, se ne è andato e si è ripresentato alle 22. Alla fine i vari ospiti, tra cui io, erano sul palco intorno a lui ed è stato bellissimo. Anche Benjamin è salito e in quel momento ho capito che eravamo tutti lì per lui, per il “Light of day”; era lui il vero polo centrale attorno al quale ruotava il festival».

Nell’after show, in una stanza affollatissima, John ha incontrato Bruce: «L’ho visto, mi sono avvicinato, gli ho messo la mano sulla spalla e gli ho detto “Bruce… Ti voglio ringraziare per la musica perché grazie a te sono diventato musicista e grazie per l’inglese, perché l’ho imparato sempre grazie a te. Fin da ragazzo pensavo: il giorno che incontrerò Bruce Springsteen gli dirò…” e ora, dopo tanto tempo sono qui e non so dirti altro che grazie, grazie davvero. Poi ci siamo salutati, mi ha stretto la mano, mi ha sorriso e mi sono allontanato. È stato fantastico. Tutto è stato incredibile e formidabile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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