Gli studenti aprono la mente alle migliori poesie di sempre
Successo per il primo laboratorio voluto dal professore Roberto Dall’Olio Dalla Merini a Foscolo, passando a Neruda senza dimenticare Levi e Brecht
Appena aperta la porta dell’aula: “Prof, la legga lei per favore… - gli ha passato il libro l’allieva - Io? Come preferisci. Voi che vivete sicuri / nelle vostre tiepide case…”, ha tamponato il silenzio Roberto Dall’Olio, aprendo con cura Se questo è un uomo di Primo Levi. Così si è avviato il laboratorio pomeridiano di poesia al Liceo Ariosto, ideato dal professore di storia e filosofia, nonché poeta, per gli studenti del triennio. E si sono iscritti in 24, entusiasmati dalla musicalità dei versi, ma di più dalla capacità che la parola poetica possiede di instaurare confronti profondi. Da subito, infatti, gli argomenti che si sono liberati, sono proprio quelli che in classe non riescono a trovare spazio e magari i più sentiti: Alda Merini ha portato tra loro una ventata d’amore che, però, non ha potuto rinunciare all’amicizia, almeno a detta di Linda Lamborghini e Sara Meotti, intanto che a Federico Di Bisceglie ricordava Sound of silence di Simon and Garfunkel. Emily Dickinson, invece, pur concedendosi al mondo esterno solo tramite la fessura della porta d’ingresso, riusciva a fare suo ogni dettaglio circostante senza neppure vederlo, grazie all’autenticità delle emozioni trascritte. Perciò secondo Simona Aprile l’interpretazione non può allontanarsi dalla passione. Non troppo, come ne La passeggiata di Chagall. Più esondante e infuocato, Federico ha scelto l’Autoritratto di Foscolo, ma a modo suo: “…do lode / alla ragion, ma corro ove al cor piace”, specchiandolo nel Canova contemporaneo di Amore e Psiche.
Due ore settimanali in grado di aprire le menti, farle interagire sulla, ma soprattutto con, la letteratura oltre le righe dei testi scolastici. D’altronde, la sensibilità dell’ambiente stesso si percepisce sin dall’androne, dove sventola il cartellone “Je suis Charlie”. Così mercoledì non potevano essere taciuti Levi, Brecht e la Lettera alla madre di Monika Dombke, datata ’44, una delle sommerse di Birkenau. Tuttavia c’è anche chi già si esprime con la poesia: Sara Camaggi ha letto Ma la notte di suo pugno, in cui la distanza dalla terra d’origine si concretizza nel gelo notturno allentato, di tanto in tanto, dal sole ferrarese. Per passare alla Siria rovente, alle donne di Kobane, nelle cui sofferenze si è avvicinata Alice Franchini con la voce della sua arpa. Infine Lentamente muore di Pablo Neruda ha trasmesso a Maria Vittoria Landi il calore delle premure altrui, al posto di tutti gli spauracchi pratici che ci riempiono quotidiani gli occhi. «Neruda ha avuto la fortuna di nascere in Cile, sull’oceano - chiude il prof - laggiù la luce che buca le montagne ed entra in mare è impagabile».
Figura retorica del giorno: Dall’Olio ha consigliato ai ragazzi la rima interna, che di questi tempi non rischia di essere stucchevole all’orecchio, bensì mantiene l’armonia della composizione sia dentro chi scrive sia dentro chi legge.
Matteo Bianchi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
