La Nuova Ferrara

Viaggio nel sogno di Cora e Horacio

Viaggio nel sogno di Cora e Horacio

La Herrendorf e Czertok fondatori del Teatro Nucleo: «Oltre lo spettacolo per esplorare il mondo»

2 MINUTI DI LETTURA





Il Teatro Nucleo, con sede nel Teatro Julio Cortázar a Pontelagoscuro, assomiglia a un vulcano in perenne eruzione, un corpo in espansione che fa della sperimentazione e dell’idea di comunità i propri pilastri. Abbiamo incontrato Greta Marzano, Natasha Czertok e Horacio Czertok, fondatore, nel 1974, del Teatro Nucleo insieme a Cora Herrendorf, per parlare dei progetti del Teatro.

Innanzitutto uno sguardo al passato recente, con due progetti, Future Lab e “Succede qui”. Il primo, ci spiega Marzano, si è svolto lo scorso novembre a Wunderkammer, coinvolgendo più di 120 persone per un incontro di cittadinanza partecipata sul tema della precarietà. Sempre a Wunderkammer si svolge “Succede qui”, iniziato lo scorso novembre e ancora in programma, sotto la conduzione di Davide Della Chiara e Natasha Czertok. Proprio quest’ultima ci racconta di questo progetto di “drammaturgia partecipata” che coinvolge cittadini del quartiere Giardino, per valorizzarlo e ripensarlo.

Partendo invece da due progetti organizzati da Horacio Czertok, “L’Ariosto incontra il carcere” e “Atlante”, si è sviluppata una riflessione più generale sul senso profondo del fare teatro. Il Nucleo parte da «un’idea di teatro che va al di là dello spettacolo in sé, ma è esplorazione del mondo». Il teatro, nella sua essenza, riprende la filosofia “ubuntu” nata nell'Africa sub-Sahariana, come idea di «riconoscere la propria umanità nell'umanità nell'altro». Il Nucleo ha dunque fin dalla sua fondazione questa “ossessione” di «portare il teatro a chiunque, di farlo arrivare a chi non lo frequenta e non lo conosce». Da qui l’idea di portarlo anche ai detenuti del Carcere di Ferrara, in sinergia con diversi studenti del Liceo classico Ariosto.

Da qui pure “Atlante”, che mette in discussione l’essenza stessa del far teatro come atto unilaterale, e quindi “violento”, a favore di una non-recitazione, di un’assenza di finzione, di sovrastrutture. Una provocazione difficile e rischiosa ma fondamentale per attuare una comunicazione fatta di feedback tra attori e spettatori, «per trovare una propria dimensione umana che la vita quotidiana non consente».

Partendo dall’esperienza di “Ritratti”, conclusasi a dicembre, e organizzata insieme a Coop. Serena e Coop. Integrazione Lavoro, Marzano parla dell’idea di “teatro condiviso”, dove non esiste divisione tra professionisti e non: teatro quindi come ciò che «rimette in contatto con le capacità che abbiamo». I corsi del Cortázar paradossalmente insegnano, conclude Natasha Certok, a «decostruire, pulire lo sguardo verso di sé e verso l'altro, a togliersi una struttura, una maschera, non ad aggiungerla».

Andrea Musacci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google