Il “Whiplash” di Chazelle colpisce come una frustata
Un aspirante batterista e il suo inflessibile maestro in uno dei più bei film musicali degli ultimi anni
Whiplash
Un film di Damien Chazelle. Con Miles Teller, J. K. Simmons, Melissa Benoist, Paul Reiser, Austin Stowell. Drammatico, durata 107 minuti – Usa, 2014.
di GIAN PIETRO ZERBINI
Esiste il film perfetto? Praticamente no, perché - comunque lo si guardi – qualcuno troverà sempre appunti, similitudini, eventuali sbavature. Ad ogni modo questo “Whiplash” va molto vicino alla perfezione e può essere considerato come la vera rivelazione dell’anno. Damien Chazelle, che aveva esordito in bianco e nero con “Guy and Madeline on a Park Bench”, premio speciale della giuria al festival di Toronto nel 2009, punta tutto ancora una volta sul jazz e ne esce una delle più belle opere a tema musicale degli ultimi anni. Sbaglia chi pensa al solito sogno americano, al dilettante allo sbaraglio modello corrida che deve lottare contro tutto e tutti per emergere e centrare il suo obiettivo. Qui non siamo di fronte all’ennesima versione di “Saranno Famosi”, ma è un percorso sofferto di ben altro spessore che può ricordare la maniacale ossessione del Cigno nero di Aronofsky, con molto meno melodramma e forse più il cinema della volontà riconducibile al primo Rocky. La storia di un giovane batterista matricola nella più prestigiosa scuola di musica americana e che trova sulla sua strada un maestro inflessibile sullo stampo di Louis Gossett jr, il famoso sergente Foley di “Ufficiale e Gentiluomo”, è non solo una metafora della vita, ma è soprattutto un inno alla bellezza della musica e alla fatica quotidiana per migliorarsi. Miles Teller è sicuramente all’altezza nel ruolo del giovane protagonista, ma deve ringraziare la presenza di un J. K. Simmons in odore di Oscar, un insegnante che perdona nulla, bacchetta come pochi e non solo metaforicamente, umiliando l’aspirante batterista fino alle lacrime. Whiplash, dall’inglese una vera frustata, fa decisamente colpo sullo spettatore, con il ritmo poi che è la carta vincente di un film in grado di regalare un’ora e tre quarti di emozioni, ottima musica e una storia che non puzza di reality.
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