La Nuova Ferrara

«Sono comunista e voglio che le mostre siano per tutti»

DI ANDREA SAMARITANI
«Sono comunista e voglio che le mostre siano per tutti»

Bologna, Vittorio Sgarbi presenta “Da Cimabue a Morandi” L’inaugurazione nella splendida cornice di Palazzo Fava

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DI ANDREA SAMARITANI. Si apre oggi, a Bologna, la mostra a cura di Vittorio Sgarbi dal titolo: “Da Cimabue a Morandi. Felsina Pittrice”, sui tre piani del prestigioso Palazzo Fava, fino al 17 maggio 2015.

Nelle splendide sale affrescate dai Carracci e dalla loro scuola, è possibile ammirare oltre duecento opere provenienti da chiese, istituzioni e soprattutto importanti collezioni private, che presentano quanto di più significativo in campo artistico la città di Bologna ha realizzato nel corso di oltre sette secoli, mettendo in risalto quella specificità che l’ha resa uno dei centri più importanti della storia dell’arte europea, a due passi da Ferrara.

In una anteprima riservata alla stampa (presenti tra gli invitati, da Ferrara, il critico d’arte Lucio Scardino, più volte citato dal curatore, l’artista Maria Paola Forlani, e l’assessore alla cultura del Comune di Bologna, il ferrarese Alberto Ronchi che ha ricordato quando da piccolo andava a trovare Vittorio nella sua casa di Ro e insieme sparavano con una piccola carabina giocattolo), Vittorio Sgarbi, spumeggiante come sempre, ha lanciato questa provocazione: Bologna non è capitale del comunismo felice? Io sono comunista e voglio che le mostre siano per tutti. In questa battuta ci sta la chiave di lettura di una delle mostre che farà storia. L’idea cioè che le collezioni e le raccolte private tante volte sono più pubbliche di quelle realmente pubbliche che invece, a detta di Sgarbi, tante volte vengono gestite come fossero private.

Ecco allora uscire allo scoperto per la prima volta opere di assoluta forza, disposte sui tre piani di Palazzo Fava, in ordine cronologico.

Tante sono le opere provenienti dalla collezione Cavallini Sgarbi di Ro Ferrarese, che in questi mesi è stata il quartier generale della mostra, sotto gli occhi attenti di mamma Rina, e degli assistenti Alessandro Bertazzini e Alice Ferraro, instancabili collaboratori, coordinati dal bravo curatore d’arte Pietro Di Natale, che hanno gestito la logistica dell’andirivieni di corrieri, trasportatori e perfino una troupe che ha girato un documentario sui traslochi delle opere. La collezione Cavallini Sgarbi è ormai da decenni una galleria che continuamente si arricchisce di opere che diventano protagoniste della grande storia dell’arte del mondo. Sono più di dieci le opere della collezione esposte a Bologna, tra le quali spicca “L’allegoria del tempo” di Guido Cagnacci e il potente busto del “San Domenico” in terracotta, di Niccolò Dall’Arca. Tra le altre anche opere del Passerotti, Mastelletta, Torri, Zalone, e Loves.

Provenienti invece da altri musei o collezioni, in mostra a Bologna troviamo, di mano ferrarese, le cinque tempere su tavola di Ercole D’ Roberti: "San Giorgio", "S. Caterina", "S. Girolamo", l’"Angelo Annunciante" e la "Vergine Annunciata". Scelta anche una tela di Lorenzo Costa, nato a Ferrara nel 1460, e un busto del Cristo di Alfonso Lombardi, anch’esso nato a Ferrara nel 1497.

Si possono ammirare ben 5 opere del centese Giovanni Francesco Barbieri (detto il Guercino), tra cui “L’annunciazione” proveniente dalla collegiata di Pieve di Cento. Presenti anche due opere dei fratelli Pozzati, Severo (detto Sepo) e Mario, nati a Comacchio alla fine dell’ottocento.

Ancora una volta Ferrara e la sua provincia esportano l’arte con la A maiuscola.

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