La Nuova Ferrara

unica tappa italiana

Piace il teatro danza del Ballets Jazz de Montréal

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FERRARA. La stagione di danza del Teatro Comunale Abbado ha proposto ieri uno spettacolo molto bello dei Ballets Jazz de Montréal guidati da Louis Robitaille, unica tappa italiana di un tour...

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FERRARA. La stagione di danza del Teatro Comunale Abbado ha proposto ieri uno spettacolo molto bello dei Ballets Jazz de Montréal guidati da Louis Robitaille, unica tappa italiana di un tour internazionale. Le coreografie proposte erano tre, di autori diversi, ma il filo stilistico che le caratterizzava era unico, quello voluto dal direttore artistico Robitaille: era, cioè, danza d'oggi, ma con gestualità "obbligata" e non libera. Da qui il movimento d'assieme sincronizzato, sia che le posture richiamassero il passo classico, sia le spigolose dinamiche della danza contemporanea. Il primo pezzo era "Zero in On" del coreografo spagnolo Cayetano Soto, un pax-de-deux su musica minimalista di Philip Glass; molto suggestive le posture della Céline Cassone e del suo magnifico partner Mark Francis Caserta. Meglio lui di lei, per via di una solidità stilistica che lo rendeva sicuro nel passo e nello stop-and-go, mentre la Cassone, tecnicamente preparata, ha dovuto ricorrere in alcune occasioni a piccole, appena percettibili, correzioni di assetto, il che ha dimostrato che la tecnica può sì ovviare alle défaillance stilistiche ma la danza ne esce forzata, non fluida e poco naturale.

Meravigliosa la prestazione di tutta la compagnia per il secondo brano intitolato "Kosmos" coreografato del greco Andonis Foniadakis su musica altrettanto meravigliosa di Julien Tarride. Una gioia per l'udito e per la vista perché il coreografo si è speso nella ricerca di una possibile semanticità del rapporto fra ritmo e gesto secondo una scansione di tempo musicale alternato fra il lento, il vivace, l'allegro e l'accorato. Didascalica e divertente infine l'ultima coreografia danzata anche questa da tutta la compagnia: era "Harry" , dell'israeliano Barak Marshall, che riduce a un paradosso modello teatro-danza l'eterno confronto fra l'uomo e la donna, combinando lo swing di Tommy Dorsey e delle Andrews Sisters con il sirtaki di Mikis Teodorakis, il quartetto d'archi di Schubert con la romanza di Puccini "O mio babbino caro", la musica etnica di Dejan Petrovic con quella cerebrale di Goran Bregovic. Caloroso il successo di pubblico.

Athos Tromboni

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