Il ricordo di “Tamba” Vincenzi, figlio del Po
Luigi Vincenzi detto “Gigi” è stato un grande maestro della cultura e civiltà ferraresi, quelle autenticamente con la “C” maiuscola, mancato pochi anni fa. Aveva un altro simpaticissimo scutmai o nôm...
Luigi Vincenzi detto “Gigi” è stato un grande maestro della cultura e civiltà ferraresi, quelle autenticamente con la “C” maiuscola, mancato pochi anni fa. Aveva un altro simpaticissimo scutmai o nôm de plume che dir si voglia, nella migliore tradizione di casa nostra e di famiglia, “Tamba”, del quale andava molto fiero, rimastogli peraltro addosso fino alla sua scomparsa.
Figlio del “suo” Po, gli aveva dedicato tante liriche e persino nell’unica opera in prosa scritta, il dramma vagamente guareschiano I residuàt ad guèra, che aveva vinto a fine anni Novanta l’unico concorso in merito svoltosi alla Fiera di Portomaggiore, c’era il grande giume tra i suoi protagonisti.
D’altro canto, era nato a Bondeno, territorio di passaggio, di confine, dove l’acqua “la fa da padrona”. “Gigi” è stato davvero un grande maestro, anche di scuola. Aveva insegnato in tutti i Comuni della provincia di Ferrara: sue - a ragione e per diritto - tutte le lingue ferraresi parlate, che per lui, minime varianti comprese, non avevano segreti.
Dalla sua opera omnia raccolta e pubblicata nel 2003, curata da Maria Cristina Nascosi, Grépul va segnalata, in omaggio ed in ricordo di “Gigi”, una lirica di speranza, Am par’d santir, una di quelle da lui scritte per la prima nipotina, l’adorata Lucrezia, quando al “dì dla guàzza ad San Zuàn del 1998”, cioé il 24 giugno, la figlia Sabrina annunciò a lui ed alla moglie, la signora Mirella, che presto sarebbero diventati nonni.
Una lirica che sa di annuncio di buona nuova, un po’ come durante le feste natalizie l’arrivo imminente del “Bambinello”, come avrebbe detto un altro grande autore della scrittura ferrarese ed italiana, Flavio Bertelli, conosciuto e “trasmesso” anche in Rai.
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