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I dilemmi della scuola al Teatro Abbado

I dilemmi della scuola al Teatro Abbado

Da stasera a domenica ritorna lo spettacolo con Orlando «È giusto che primi e ultimi della classe siano lontani?»

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Questa sera al Teatro Comunale Abbado di Ferrara andrà in scena La scuola, di Domenico Starnone con Silvio Orlando diretto da Daniele Luchetti. La scuola racconta di un malandato istituto tecnico della periferia romana, frequentato da ragazzi tutt’altro che diligenti. In scena si mettono a confronto speranze ed ambizioni, conflitti sociali e personali, amori e scontri generazionali, prendono vita personaggi esilaranti e situazioni paradossali, le quali fanno dello spettacolo una piéce al contempo spietata e irresistibilmente comica. In questa intervista Orlando ci racconta cosa significa riportare in scena uno degli spettacoli più apprezzati dell’ultimo trentennio.

La scuola vent’anni dopo, perché?

«Questi ultimi tre anni - risponde - sono stati molto importanti per me e Maria Laura Rondanini, mia moglie. Oltre che come attore, mi sono impegnato anche come produttore e scegliere di riportare in scena La scuola, a distanza di vent’anni dal suo debutto sul grande schermo, è stata una sfida. Ritengo che questo sia uno spettacolo utile, a cui sono molto affezionato. C’era ancora un percorso teatrale da sviluppare, tornare in teatro con La scuola è stato un po’ come ripartire… era una scommessa: una scommessa che fino ad ora è stata ben ripagata».

Come è cambiato il vostro approccio “alla materia”?

«Quando uscì per la prima volta lo spettacolo fu una bomba! Raccontavamo il mondo della scuola attraverso un’ottica che prima non esisteva e l’impatto fu straordinario e travolgente. Soprattutto a teatro la forza comica prese il sopravvento e a rivedere oggi vecchie registrazioni, sembrava di stare a un concerto rock perché le risate e il chiasso erano veramente impressionanti. Oggi un po’ perché noi siamo cresciuti e un po’ perché l’effetto sorpresa è minore, la situazione si è attenuata e per noi lo spettacolo è più bello, perché c’è un maggior bilanciamento tra comicità e malinconia: riusciamo a dare un senso più profondo all’opera».

Il teatro fa scuola: come reagiscono i ragazzi a questo spettacolo?

«L’ultimo della classe ha la stessa importanza del primo? Il quesito rimarrà sempre questo. Vale la pena rischiare di rallentare il programma per diffondere e condividere sapienza e conoscenza? Dagli anni Settanta fino ad inizio anni Novanta si credeva in una scuola non classista, in un diritto allo studio universale. Oggi mi pare che questo stia svanendo. In alcune realtà ci sono college molto costosi che selezionano i “migliori” e più benestanti del Paese, ragazzi che andranno a formare la classe dirigente di domani. E poi c’è un baratro - chiude Orlando -, i primi della classe non si incontreranno mai con gli ultimi. È giusto tutto questo?».

Samuele Govoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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