La Nuova Ferrara

il racconto di bonazzi - terza puntata

E i tre angeli ‘riempiono’ la Casa del Boia con la loro musica

Terza puntata in esclusiva per i nostri lettori del racconto Il concerto degli angeli, dello scrittore Stefano Bonazzi, autore per Newton Compton. “Senza i discorsi delle amiche di mamma, senza i...

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Terza puntata in esclusiva per i nostri lettori del racconto Il concerto degli angeli, dello scrittore Stefano Bonazzi, autore per Newton Compton.

“Senza i discorsi delle amiche di mamma, senza i pomeriggi con gli amici, casa nostra si trasformò nel giro di pochi mesi in un conservatorio a tempo pieno. Papà aveva smesso d’insegnare e quando non badava a lei, trascorreva le giornate chiuso nel suo studio a comporre. Componeva nelle notti insonni per tutti e tre e la mattina, prima che andassimo a scuola, ci passava gli spartiti da studiare. Entro sera dovevamo averli imparati, il come e il quando, non erano affari suoi.

C’era questa storia del concerto che l’aveva rapito più di ogni altra cosa e nella sua testa non era rimasto spazio per altre priorità. Solo quel concerto, il concerto.

L’idea gli era venuta quel giorno, il giorno in cui mamma si bloccò. Riaprire la Casa del Boia e renderla una sala concerti, ‘L’acustica lì dentro era perfetta’ continuava a ripetere. Certo, il posto era piccolo e non sarebbe riuscito ad accogliere più di una cinquantina di persone, ma sarebbe stato proprio quello il suo aspetto più affascinante. Un’atmosfera intima, concerti minimali, le persone a pochi metri dai musicisti, a quei bifolchi sarebbe bastato allungare un dito per toccare l’arte suprema.

Dopo alcuni lavori di messa in sicurezza, quel cimelio storico non era più stato riaperto nemmeno ai turisti. Uno spreco madornale, ma ci avrebbe pensato lui, avrebbe sciolto i nodi giusti tra i membri della giunta, le chiavi gliele avevano già date e dopo la sua proposta non avrebbero più avuto scuse. Quell’antico luogo di sofferenza sarebbe diventato presto la miglior sala concerti di Ferrara, forse anche d’Italia.

L’avrebbe fatto per sua moglie, ma soprattutto per lei, la sua vera amante, l’avrebbe fatto per la musica.

Non facevamo altro che suonare. Neanche undici anni e già potevo sfoggiare i calli dei pianisti più attempati. Ognuno aveva la sua stanza, inoltre papà aveva fatto svuotare quella degli ospiti per trasformarla in una sala prove.

I primi tempi portavamo anche mamma ad assisterci, il medico ci aveva assicurato che, nonostante la sua immobilità, lei era cosciente al cento per cento, ma questo l’avevamo capito anche noi. Diceva anche che ascoltare la nostra splendida musica le avrebbe solo giovato, in verità il nostro dottore veniva spesso a farle visita con la semplice scusa di assistere anche lui alle prove.

Insieme alla signora Teodora trascorrevano interi pomeriggi assorti nelle melodie. Dicevano che la nostra era la musica degli angeli. La verità è che spesso la gente subisce fin troppo facilmente il fascino di un accordo riuscito. Nella loro ignoranza la maggior parte di loro non riesce a distinguere un assolo geniale da un banale ritornello, basta che sia orecchiabile e che il musicista abbia un volto gradevole, preferibilmente giovane, pulito e ordinato, per rendere anche una semplice sessione d’esercitazione il miglior concerto della loro vita. Vedere tre minorenni padroneggiare le note con tanta maestria era per loro motivo di vanto ed immenso orgoglio”.

Stefano Bonazzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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