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Battiston rilegge Paul Auster

Battiston rilegge Paul Auster

“L’invenzione della solitudine”, spettacolo intorno alla scrittura

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“Un’ora e dieci ad alto tasso di coinvolgimento”: entusiamo per lo spettacolo “L’invenzione della solitudine”, che vede protagonista Giuseppe Battiston. Spettacolo tratto dal romanzo di Paul Auster, in scena al Teatro Comunale Abbado domani e venerdì sera. Con la regia di Giorgio Gallione, le musiche originali di Stefano Bollani, le scene e i costumi di Guido Fiorato e le luci di Aldo Mantovani, la pièce racconta il viaggio interiore di un figlio (Battiston) alle prese con l’improvvisa morte del padre, fra verità taciute e sentimenti ritrovati. Il testo risale al 1982 e Massimo Bocchiola, l'uomo che si è occupato della traduzione per Einaudi, ne descrive cos l'attualità: “La scrittura è magnifica: una forma di prosa spesso lirica, quasi un passaggio tra il primo Auster, che scriveva versi, e l’Auster narratore che stava nascendo allora. E i temi – la perdita, l’identità, lo sradicamento, le orribili tragedie del secolo scorso, le nevrosi – concentrati nell’unbità in un libro così breve, hanno oggi ancora più suggestione, forse, che tre decenni fa”. Riscoprendo, attraverso labili tracce, oggetti e carte, un padre semisconosciuto e assente, il protagonista ritrova i frammenti di una esistenza estranea, che è in parte anche la propria. Lui stesso, proprio in quei giorni, sta per abbandonare la moglie e, ineluttabilmente, anche l’amatissimo figlio Daniel. In un mosaico di immagini, riflessioni, coincidenze e associazioni, il destino costringe così il protagonista a riflettere sulla difficoltà di essere al contempo padre e figlio. “Sul valore dello scrittore - afferma ancora Bocchiola - è inutile che mi esprima io: ogni lettore può dare il proprio giudizio. Ma nel tradurre tanti suoi libri ho avuto modo di apprezzare l’ampiezza e la profondità degli interessi di Paul Auster”. L’attore uno dei più interessanti e virtuosi del nostro cinema e teatro, ha raccontato: “L'idea era proprio quella di costruire uno spettacolo intorno ad una scrittura molto bella ma poco teatrale”.

Samuele Govoni

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