La Nuova Ferrara

Il Michelangelo valpadano sta chiuso in un catino

di GIAN PIETRO ZERBINI
Il Michelangelo valpadano sta chiuso in un catino

Venerdì la visita in cattedrale con la Nuova, la Pinacoteca e l’arcidiocesi Guida d’eccezione: lo storico Andrea Emiliani. Alla ricerca di Bastianino

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di GIAN PIETRO ZERBINI

Alla riscoperta del Giudizio Universale del Bastianino. L’opera realizzata tra il 1577 e il 1581 come grande affresco nell’abside del duomo di Ferrara verrà analizzata e discussa venerdì 6 marzo alle 18.30 proprio in cattedrale. È un’iniziativa aperta a tutti promossa dalla Nuova Ferrara in collaborazione con la Pinacoteca Nazionale e l’arcidiocesi di Ferrara-Comacchio, rivolta ai nostri lettori per un regalo nel segno dell’arte. In quell’occasione il pubblico sarà ospitato nello straordinario coro della cattedrale ad assistere ad una riflessione e ad una guida comparata di questo affresco universale. Protagonisti saranno lo storico dell’arte Andrea Emiliani, la direttrice della Pinacoteca ferrarese Anna Stanzani e lo storico Gianni Venturi. Con il coordinamento del direttore della Nuova Ferrara, Stefano Scansani, descriveranno un’opera che è sempre stato oggetto di confronti e di similitudini con il Giudizio Universaledi Michelangelo della Cappella Sistina in Vaticano. L’incontro di venerdì si colloca anche in contemporanea con la bella mostra allestita in queste settimane in Pinacoteca dal titolo “Lampi Sublimi”, dedicata alla pittura del Bastianino. “Lampi Sublimi” è poi la sintetica descrizione con la quale il grande critico d’arte Roberto Longhi definì l’opera del Bastianino, rivalutando nel 1934 un autore rimasto fino allora un po’ ai margini nonostante la nutrita produzione di opere d’arte. “Lampi sublimi” per un’arte definita a metà strada proprio tra Michelangelo e un altro grande interprete dell’arte del Cinquecento, quel Tiziano Vecellio da Pieve di Cadore tra i giganti del rinascimento italiano.

Forse anche per una questione territoriale un altro grande maestro ispiratore del Bastianino è stato Dosso Dossi, ma questa è tutta un’altra storia.

Sebastiano “Bastianino” è considerato il più grande interprete della famiglia Filippi, con il padre Camillo che ha dipinto opere significative come ad esempio “La Pazienza” ora in mostra in Pinacoteca. Bastianino nacque a Ferrara probabilmente intorno al 1530. Il dubbio è d'obbligo perché ci sono state dispute di molti studiosi sulla data di nascita. Per il Superbi nacque nel 1532, per il Baruffaldi intorno al 1540, mentre per il Cittadella successivamente al 1530, anno di matrimonio del padre Camillo Filippi con Lucrezia Mozanega. Fu influenzato nell’arte romana venendo a contatto anche durante uno dei suo viaggi nella capitale pontificia con Michelangelo. Una delle sue opere più significative resta proprio Il Giudizio Univerale nel duomo di Ferrara dove troviamo anche qui la classica suddivisione tra anime beate in alto, in paradiso, e dannati che sprofondano all’inferno spinti da diavoli senza pietà. E questa rappresentazione si colora anche di gossip, perché secondo gli storici, per ripicca nei confronti della sua ex fidanzata Livia, che lo abbandò prima delle nozze, Bastianino la ritrasse tra i dannati destinati all’inferno, mentre la nuova moglie la posizionò nel registro superiore, in paradiso. In quel frangente l’artista si è sentito un giudice divino.

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