Marescotti coinvolge, diverte e commuove
Un mezzo recital autobiografico, come lo ha definito lo stesso Ivano Marescotti, con un omaggio nel finale a Lucio Dalla, ma soprattutto alla mamma Norma, “sturéra” e al papà Amleto, “bracciate...
Un mezzo recital autobiografico, come lo ha definito lo stesso Ivano Marescotti, con un omaggio nel finale a Lucio Dalla, ma soprattutto alla mamma Norma, “sturéra” e al papà Amleto, “bracciate partigiano, che portava negli occhi i segni del confino fascista” è lo spettacolo “Nessun attore può venire da Bagnacavallo”, durante il quale l’altra sera a Palazzo Bellini il mattatore romagnolo ha coinvolto, commosso e divertito il pubblico numeroso che affollava la sala. Evocando i difficili esordi della sua carriera, quando nel 1980 ha sbattuto la porta in faccia al posto fisso in Comune, per inseguire il sogno di fare l’attore, Marescotti, definendosi “senza retorica figlio della Resistenza”, perché nato nell’immediato dopo-guerra, ha ripercorso le tappe più significative della sua vita, assegnando al dialetto e al ritorno alle origini quella centralità, che è divenuta «la vera rivincita, il ritrovare me stesso e la bellezza antica delle nostre radici», ha commentato l’attore. In un intrecciarsi di monologhi, dove il dialetto ha sempre assunto il ruolo di protagonista, Marescotti ha ricordato come i colleghi, gli amici, Vasco Rossi, i fricchettoni dell’epoca gli dicessero “sti'è propi brev”, intendendo con questo “sei un patàcc”, cioè un ingenuo, uno sprovveduto, perché il baratro che gli si prospettava era quello di “comigiént dè fém”, inteso come spregiativo rispetto all’ “artista da cino”.
Spassosissimo il racconto delle “cavalcate furibonde” sul set di “Hannibal” diretto da Ridley Scott, dove Ivano approdò bluffando, come egli stesso ha rimarcato, poiché non conosceva una sola parola di inglese e alle domande fatidiche, tipo se sapesse la lingua o se sapesse cavalcare, dato che erano previsti feroci combattimenti armati a cavallo, rispose a nastro “of course!”. Il testimone politico dell’appassionato anti-fascismo ereditato dal padre, è tornato vigorosamente sulla scena, quando Marescotti ha ricordato come un libro possa cambiare le sorti di un uomo, peraltro già avviato ad una brillante carriera artistica e questo è avvenuto nel 1987, leggendo “Se questo è un uomo” di Primo Levi: «dopo aver letto quel libro sino in fondo, mi ritrovai diverso».
Katia Romagnoli
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