La Nuova Ferrara

Ferrara richiamo per le menti illuminate

Ferrara richiamo per le menti illuminate

La nascita dell’Università il 4 marzo 1391 sancì l’inizio di un vero e proprio pellegrinaggio di artisti e intellettuali in città

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Vasari nel 1555, scrive “Vite de’ più eccellenti pittori, scultori ed architetti” e chiama “Rinascimento”, il periodo compreso tra gli inizi del 1300 e, la fine del 1500.

In questo momento storico, Ferrara, ebbe un peso non indifferente e, sicuramente superiore ad altre città italiane.

Accolta la richiesta del Marchese Alberto d’Este e, del Comune, nasce l’Università di Ferrara, il 4 marzo 1391. Intanto, viene concessa da Bonifacio IX la bolla pontificia con la quale venivano conferiti ai membri della città estense gli stessi privilegi di quelli appartenenti alle più antiche Università (o meglio Studii) di Parigi e Bologna. Due gli indirizzi fondamentali ed uno indipendente, riguardante la teologia.

Il primo dei fondamentali era quello artistico (letteratura, filosofia e medicina), mentre il secondo di tipo giurista, comprendeva il diritto civile e quello canonico.

Sicuramente la presenza del Petrarca nel 1370, di Benvenuto da Imola che, fino al 1388, anno della sua morte, aveva commentato gli scritti di Virgilio e Dante, del cancelliere di Alberto d’Este, Donato degli Albanzani, aveva creato un fenomeno culturale, poiché era impossibile che, senza movimenti intellettuali, fosse stata permessa l’apertura d’uno Studio Generale. Questo avvenne anche per il fatto che lo studio bolognese era in crisi ed Alberto d’Este, accogliendo l’esule Jacopo da Saliceto, il quale era stato bandito per aver preso parte ad un complotto che avrebbe favorito la signoria dei Visconti, fece aprire al fuggiasco lo studio che verrà chiuso, subito dopo la morte del mecenate estense, nel 1393. I giuristi Pietro di Ancarano, Antonio da Budrio, Giovanni da Imola, il medico Jacopo da Forli sono alcuni dei nomi che, saranno a Ferrara sino al 1430; periodo nel quale compare il veronese, Guarino. Fra gli altri personaggi di passaggio, nella nostra città, ritroviamo il Panormita, il Filelfo, il Biondo ed il maestro di Meliaduse il quale diventerà abate di Pomposa, Giovanni Aurispa. Leonello d’Este fu istruito dallo stesso Guarino che fu professore di lettere greche, latine e d’eloquenza, tanto da invitarlo ad assumere un atteggiamento più civile “per cattivarsi l’affetto e l’amore dei sudditi...”.

Con questi presupposti iniziano a giungere in città studenti dall’Ungheria, dall’Olanda, dalla Polonia e, persino, il nonno del frate Girolamo Savonarola, Michele. Anche Nicolò Leoniceno, autore delle celebri “Epistolae Medicinales”, Rodolfo Agricola, umanista tedesco, Giovanni Pico della Mirandola, che condannava l’astrologia intesa come arte divinatoria, lo stesso Nicolò Copernico con le sue nozioni sulla mobilità della Terra ed il Calcagnini, furono tra le innumerevoli menti che innalzarono Ferrara tra le stelle del firmamento intellettuale.

Il 1515 vede il laurearsi del medico svizzero Philippis Aureolos Theophrastus Bombastus von Hohenheim, meglio noto come Paracelso, noto per la frase: “È la dose che fà il veleno”.

Ma anche la famiglia Canani, s’impone nello stesso anno, con un rappresentate di tutto rispetto. Questa antica famiglia era originaria di Costantinopoli (Bisanzio), come descritto nella lapide sepolcrale che si trova nella sagrestia della chiesa di San Domenico. Una lastra recante il nome del Cardinale Giulio Canani. È doverosa una piccola precisazione, prima d’approfondire l’argomento, ovvero: le prime notizie sulla chiesa di San Domenico risalgono al 1274 ma i padri Domenicani vi si stabilirono già dal 1235 e dal 1251 seppellivano cadaveri dentro la chiesa. Detta, porta con sé “la leggenda della zampata del diavolo, la storia del Mago Benato che, pare, si servisse della magia per ostacolare Leonello d’Este ma, anche le esecuzioni che avvenivano sul sagrato antistante la Chiesa, da parte della Santa Inquisizione, la quale volenterosamente, annotava sul ‘libro dei Giustiziati’, conservato presso la Biblioteca Ariostea, i dati del condannato a morte. Ora, per volere della Ferrariae Decus, alcuni decenni orsono (precisamente nel 1961), venne apposta sul fronte della chiesa una lapide recante una dicitura che così inizia “In questa cappella....”, il chiarimento sta nel fatto che gli scritti storici consultati citano il nome di “sagrestia” e non “cappella”. Probabilmente per “cappella” s’intende l’antica sagrestia, cioé quella preesistente. Il Barotti, addirittura ce la descrive (la sagristia) “vi sono dieciotto Quadri appesi ai muri della medesima, con diversi Ritratti di Santi dell’ordine Domenicano, ritoccati e quasi coperti da Girolamo Gregori. Sopra i Sepolcri de due Egregi Personaggi Cardinale Giulio e Giovanbattista Canani, sono due busti di marmo esprimenti le loro loro immagini d’ignoto Scalpello”.

Lo stesso Guarini riporta l’ iscrizione, nel Compendio Storico delle Chiese di Ferrara. Da questa stirpe uscirono grandi uomini in materia di medicina e, cercheremo di far luce anche su un caso d’omonimia.

Il primo Giambattista Canani morì nel 1550 e venne sepolto con iscrizione, nelle sagrestia di San Domenico, come riferisce il Borsetti. Egli fu medico ed insegnante ed andò presso la Corte d’Ungheria, ai servizi di Beatrice d’Aragona e del Re Matteo Corvino. I pressanti inviti degli amici, lo fecero ritornare a Ferrara, dove gli Estensi lo accolsero con tutti gli onori, sino alla sua morte.

Il Giambattista Canani, del quale si celebra il cinquecentenario, nacque da Ludovico e Lucrezia Brancaleoni, anch’egli fu un medico anatomista. Antonio Musa Brasavola, suo maestro, pronosticò per lui una fulgente carriera, poiché “era uno spirito indagatore”. Papa Giulio II, lo volle a Roma, per essere da lui assistito, sino alla fine dei suoi giorni. Tornato a Ferrara, il duca Alfonso II d’Este lo elesse, primo professore d’anatomia, nell’Università ma, soprattutto protomedico di tutto lo Stato e della Corte Estense, per le sue importanti scoperte, fatte sulle valvule nelle vene, alfine di spiegare il sistema circolatorio sanguigno. Lasciò alle stampe il “Musculorum Humani Corporis Picturata Dissectio”, nel 1572, ovvero sette anni prima della sua morte, sopraggiunta il 28 gennaio 1579. Anche lui, come riferiscono gli storici citati, fu sepolto nella sagrestia di San Domenico, come pure Ippolito Canani, morto nel 1558 e, figlio del primo Giambattista, il quale seguì la professione paterna. Antonio Maria Canani nel 1530 insegnava medicina, come anche Giacomo Canani.

Mirella Golinelli

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