La meraviglia protagonista I pensieri volano oltre i suoni
Nel 1788 pubblicando a Bologna il suo libro “Difesa della musica moderna” il compositore e teorico Vincenzo Manfredini, italiano di Pistoia ma attivo in Russia come maestro di cappella dello zar...
Nel 1788 pubblicando a Bologna il suo libro “Difesa della musica moderna” il compositore e teorico Vincenzo Manfredini, italiano di Pistoia ma attivo in Russia come maestro di cappella dello zar Pietro III, scriveva: «Nella musica dei nostri giorni non si cerca che la varietà delle idee, la scelta degli intervalli più atti a solleticare il senso, le espressioni più tenere e delicate: (si cerca) l’unione di quei movimenti, di quelle figure e di quegli strumenti che recano maggior sorpresa ed eccitano con più rumore». La frase sembra tagliata giusta per descrivere il concerto che Ferrara Musica, 230 anni dopo, ha proposto nel Teatro Comunale Abbado l’altra sera, protagonisti Jorg Widmann (clarinetti), Carolin Widmann (violino), Alban Gerhardt (violoncello) e Alexander Melnikov (pianoforte). Si suonava in duo, in trio, in quartetto, ma in tutti i casi ecco «l’unione di quei movimenti, di quelle figure e di quegli strumenti che recano maggior sorpresa ed eccitano con più rumore». Tutti pensiamo che la musica moderna non è bella. Eppure il Teatro Abbado, gremito di pubblico, stava col fiato sospeso ad ascoltare Debussy, Bartók, lo stesso Messiaen. Tutti rapiti ad ascoltare musica brutta. In contrapposizione e per farci capire diciamo allora che è bella la serenata di Mozart “Eine kleine nacht musik”, è bello il quartetto di Schubert “La morte e la fanciulla”, è bella la “Sonata a Kreutzer” di Beethoven. Ma sono principalmente due, fra i tanti, gli elementi espressivi che ci spiazzano e ci rapiscono di fronte a un’opera d’arte: la bellezza e la meraviglia. Se una cosa non è bella, può però meravigliare. Ecco: la meraviglia ha vinto l’altra sera nel Teatro Abbado, perché al di là delle combinazioni disarmoniche dei suoni, i quattro solisti hanno dato vita ai pensieri che stavano oltre i suoni, ai sentimenti che li hanno generati, al rapimento estatico dei compositori di fronte alle loro composizioni. Lo hanno fatto con una perizia tecnica prossima alla perfezione, che fosse il suono generoso e suadente di Gerhardt (cello), quello inebriante di Widmann (clarinetto), quello delicato e soave della sorella Carolin (violino) o quello magistrale e ben temperato di Melnikov (piano). Proprio un bel concerto, applauditissimo.
Athos Tromboni
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