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“Verso Itaca”, un’isola che non c’era

“Verso Itaca”, un’isola che non c’era

Anche Ferrara ha la sua cura dalla corsa del tempo: si chiama “Itaca”, l’unica scuola permanente di scrittura della città. Libera e informale. Un’isola che non c’era, ma che ha preso consistenza nell’...

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Anche Ferrara ha la sua cura dalla corsa del tempo: si chiama “Itaca”, l’unica scuola permanente di scrittura della città. Libera e informale. Un’isola che non c’era, ma che ha preso consistenza nell’omonima antologia, Verso Itaca, edita da Faust Edizioni. Oggi, alle 18, la collettanea sarà presentata dal curatore, Roberto Pazzi, alla libreria Ibs + Libraccio, in piazza Trento e Trieste. Lo scrittore estense, già professore universitario, ha guidato le penne e raccolto le prose dei suoi 15 allievi lungo un viaggio di formazione condiviso, una terapia interiore: «La parola fissata nella pagina - ha spiegato Pazzi - sembra guarire quella provvisorietà, nella pacificata resa alla forma, poesia, racconto o romanzo che sia». Persino la sua introduzione è puntuale e premurosa, nell’approfondire il carattere stilistico di ciascuno. Tra i più incisivi s’incontrano la filosofica Daniela Frignani, con Il gemello celeste, seguita dalla passione incondizionata per Ferrara di Linda Massarenti, ne “L’imprevisto”. Poi sta all’intreccio impetuoso di Carlo Riberti che, non a caso, ha intitolato il suo La tela insanguinata di Penelope; sino al 21 aprile 2014 di Eleonora Taruffi, kafkiano e metafisico come i tagli sulla tela di Lucio Fontana. Curioso e fuori dal coro il protagonista di Costanza Fabbri, nei suoi Quattro interminabili minuti, che sta a metà tra il sarcastico ma bonario Zorba, di Sepulveda, e l’insofferente Nero di Io sono un gatto, di Soseki Natsume.

Matteo Bianchi

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