“Novantadue, Falcone e Borsellino venti anni dopo”
Oggi alle ore 21 per la rassegna Il Paese Civile, va in scena al Teatro Comunale De Micheli “Novantadue - Falcone e Borsellino venti anni dopo”. Il testo di questo atto unico è di Claudio Fava (suo...
Oggi alle ore 21 per la rassegna Il Paese Civile, va in scena al Teatro Comunale De Micheli “Novantadue - Falcone e Borsellino venti anni dopo”. Il testo di questo atto unico è di Claudio Fava (suo padre, Pippo Fava, fondatore de I Siciliani, fu assassinato nel 1984 dal clan Santapaola). Per Claudio Fava Novantadue «Non è una delle tante celebrazioni “in memoriam”, ma l’omaggio di chi le ferite di Cosa Nostra le porta sulla pelle». Sul palco Filippo Dini e Giovanni Moschella per la regia di Marcello Cotugno, produzione BAM teatro, in collaborazione con XXXVII Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano e Festival L’opera Galleggiante. Il 1992 fu un anno denso di avvenimenti, dalla firma del trattato di Maastricht, alla chiusura del giornale Pravda, l’organo di stampa del partito comunista nell’Unione Sovietica, dall’assedio di Sarajevo da parte delle truppe serbo-bosniache all’elezione del democratico Bill Clinton a Presidente degli Stati Uniti di America, fino alla riabilitazione da parte della Chiesa Cattolica della figura di Galileo Galilei. Eppure fu un anno oscuro e orribile della storia italiana. Era cominciato proprio con la pronuncia da parte della Cassazione, della sentenza storica e definitiva di condanna che chiuse di fatto il Maxi-processo, il più grande processo penale mai celebrato al mondo: quattrocentosettantaquattro imputati, trentacinque giorni di camera di consiglio, la ricostruzione di venti anni di crimini, violenze e corruzioni, un’aula bunker costruita appositamente con quattromila tonnellate di cemento armato accanto al vecchio carcere palermitano dell’Ucciardone. La sentenza finale della Corte di Cassazione, emessa nel gennaio 1992, sembrò quasi" una pietra di tomba sulla mafia" che intanto, invece, si era rimessa in salute. Così, mentre si segnava la fine della cosiddetta Prima Repubblica con i processi “mediatici”di Tangentopoli che coinvolsero principalmente i tribunali milanesi, i due magistrati simbolo della lotta alla mafia, i cervelli del primo grande processo a Cosa Nostra, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, saltarono in aria con chili e chili di tritolo. Non a caso, vent'anni dopo eccoci a raccontare fuori dalla cronaca, lontano dalla commiserazione, la forza di quegli uomini, la loro umanità, il rigore dei pensieri, il loro senso profondo dello Stato e soprattutto, la solitudine a cui furono condannati.
Proseguono le iniziative agevolate di invito a teatro dedicate a tutta la comunità dell'Università di Ferrara: 1 euro per gli studenti, 2 euro per i dipendenti e 5 euro per i familiari.
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