La Nuova Ferrara

In cerca della strada per la divulgazione dei beni culturali

In cerca della strada per la divulgazione dei beni culturali

Mercoledì 18 incontro promosso dal Lac Ospiti Mario Tozzi, Roberto Giacobbo e Franco Candini

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Cosa succederebbe se fra 50 anni le future generazioni si dovessero dimenticare di Pompei? Certamente verrebbe abbandonata e spazzata via dal tempo oltre che cadere a pezzi, come già accade. "Consapevolezza" è la parola d'ordine, e prima ancora, è una necessità. L'Università di Ferrara ce la sta mettendo tutta per giocare il suo ruolo in Italia a favore della divulgazione dei Beni Culturali. Il Laboratorio di Antichità e Comunicazione (Lac), guidato dal professor Livio Zerbini organizza per mercoledì 18 marzo, in Sala Estense a partire dalle ore 10, una giornata di studi dal titolo "Divulgare i beni culturali nei media" in collaborazione con Rai Cultura e Radio Rai (che registrerà l'intera giornata) e che vedrà la partecipazione di numerosi ospiti dal mondo della ricerca e della divulgazione, fra cui spiccano i nomi di Mario Tozzi, Roberto Giacobbo e Franco Candini, intervistati dal direttore della Nuova, Stefano Scansani.

L'iniziativa, aperta a tutti, è inoltre parte integrante del Master "Divulgare e comunicare l'Antichità e i Beni Culturali", il primo master universitario attivato in Italia su questo tema. Alla presentazione, ieri mattina, accanto a Zerbini e al Rettore dell'Università di Ferrara Pasquale Nappi, ha preso posto anche uno fra i più autorevoli ospiti della Giornata: Mario Tozzi, conduttore in tv della trasmmissione “Gaia” e primo ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr).

«Divulgare di questi tempi è molto difficile - spiega Tozzi - soprattutto perché siamo bombardati da informazioni di diversa natura e spesso i Beni Culturali restano in secondo piano. È importante che diverse scienze e competenze possano concorrere al fine di mettere al centro la divulgazione del nostro patrimonio, inteso in termini sia umanistici che ambientali e paesaggistici. Questa giornata di incontri va in questa direzione».

Tozzi poi ricorda che in altri paesi il rapporto fra Università, Istituzioni e divulgazione è maggiormente strutturato rispetto all'Italia. In Francia la prima cosa da fare al termine del dottorato era divulgare i risultati della sua ricerca. Perché invece in Italia per largo tempo il mondo accademico si è chiuso alla divulgazione? «Penso che, in un'epoca in cui il messaggio deve coincidere con il messaggero - risponde il conduttore - i professori e gli esperti si trovassero a disagio nel dover acquisire competenze che non avevano mai avuto e la tendenza a chiudere se stessi e le proprie conoscenze in una torre d'avorio è sempre stata dietro l'angolo. I tempi però stanno cambiando, anche in Italia». «Trovo che questo cambiamento - interviene il rettore - possa dipendere anche dal tema della rendicontazione. In passato si effettuavano minori controlli sui risultati prodotti dai finanziamenti alle Università. Ora, questa cultura della rendicontazione può trovare una nuova chiave di lettura, traducendosi in divulgazione».

Eleonora Poltronieri

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