L’ostaggio Belli, diviso tra Ferrara e l’Isola d’Elba
Nuovo libro del direttore artistico dell’Elba Book 2015: ho scelto un uomo inconsapevole della propria scrittura, prigioniero del suo demone creativo
Appena rientrato da Rio nell'Elba, Marco Belli ha dato ulteriore prova di resistenza intellettuale: è uscita la sua ultima fatica narrativa, Il romanzo dell'ostaggio, per Koi Press di Milano. Una storia in nero che divaga dalla filosofia di Parmenide, alla suspense visiva di Hitchcock e Lynch, che “ricorda le suggestioni di Fantômas, grande romanzo criminale della letteratura fin de siècle”, a detta di Enrico Pandiani. Tra il nuovo incarico, quale direttore artistico del festival estivo Elba Book 2015, e la pubblicazione fresca di stampa, il moderno flâneur si racconta.
Perché ha scelto il punto di vista della vittima?
«Ho immaginato un uomo inconsapevole della sua scrittura, “ostaggio” del suo demone creativo. Il suo romanzo, appunto. E talmente che oltre da se stesso, il protagonista Massimo Fronte è persino raffigurato dal suo Sequestratore, di cui sarà costretto a scriverne al tavolino di un bar, uno dei miei luoghi fondamentali dell'animo, dove ho studiato per l'università, dove penso e gusto il vino».
Quanto c'è di Ferrara?
«Tantissimo. La piazza quadrata, ad esempio, alla quale faccio riferimento, deriva da un impasto tra determinate atmosfere di Madrid, dove ho cominciato la stesura, e scene di Ferrara, entrata inconsciamente con piazzetta Municipale. Poi l'ambientazione ricalca i dintorni della stazione».
E di autobiografico?
«Intanto il personaggio è un insegnante, per facilitarmi la descrizione del luogo in cui lavoro, la scuola. Mentre i suoi tratti psicologici sono assai lontani dai miei».
Da una situazione infelice il protagonista cade in una più tragica: di male in peggio?
«In apparenza sì… sebbene Massimo, una volta lasciato dalla compagna, precipita nell'apatia. Vede scorrere la vita di fianco a sé. Tuttavia il Sequestratore, attraverso il ricatto, gli consente di riappropriarsi della sua esistenza. Sugli ultimi gradini dell'abisso, scaturisce la sua rivalsa interiore».
Passiamo al nuovo incarico: cos'è Elba Book 2015?
«È un festival dell'editoria indipendente, ideato l'estate scorsa da Roberta Bergamaschi, Andrea Lunghi e da me, ognuno innamorato a suo modo innamorato dell’Isola».
Per quali ragioni l'editoria indipendente?
«Perché teniamo a cuore la cosiddetta “bibliodiversità”. In Italia vige un regime di oligopolio, costituito da cinque gruppi editoriali egemoni che da alcuni anni schiacciano le altre realtà minori. In soldoni, truccando il mercato. Perciò i piccoli-medi editori tendono annualmente al fallimento».
Ha già immaginato un gemellaggio letterario tra l'Elba e Ferrara?
«Magari! Penso che in una città come la nostra una manifestazione tale sarebbe a suo agio. Ferrara è sempre stata molto accogliente con i liberi pensatori».
Matteo Bianchi
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