La Nuova Ferrara

LA NUOVA DOMENICA

Lella Costa e le parole del femminicidio

Samuele Govoni
Lella Costa
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Lella Costa

«Queste storie non hanno perso forza. È teatro civile, si rivolge proprio agli uomini»

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La violenza contro le donne è una brutta storia quotidiana. Ogni giorno centinaia di donne vengono malmenate, minacciate e umiliate. Una realtà a livello nazionale, ma anche a livello locale, come recitano le cronache anche degli ultimi giorni. Le donne vengono anche uccise.

Nel 2013 sono state 179 le vittime, praticamente una ogni due giorni. "Ferite a morte", scritto da Serena Dandini, dà voce proprio a quelle donne che non ce l'hanno fatta. Lo spettacolo di prosa che sarà in scena oggi alle 21 alla Pandurera di Cento (biglietti da 8 a 18 euro), è costituito da un'antologia di monologhi sulla falsariga del celebre Spoon River di Edgar Lee Master e rappresenta uno degli appuntamenti più intensi ed attesi della stagione teatrale in corso.

I testi attingono alla cronaca e alle indagini giornalistiche per dare voce alle donne che hanno perso la vita per mano di un marito, un compagno, un amante o un "ex". In vista dello spettacolo abbiamo intervistato l'attrice Lella Costa che questa sera, insieme a Orsetta de Rossi, Giorgia Cardaci, Rita Pelusio, farà rivivere quelle donne, quelle storie rimaste imprigionate per sempre in attesa di riscatto e giustiza.

"Ferite a morte" ha avuto fin dai suoi esordi un grande successo. Cosa si prova dopo decine e decine di repliche? «Nel corso di questi mesi ciascuna di noi ha fatto altro, siamo state impegnati in altri spettacoli, altri progetti e quindi il rischio di cadere in una sorta di "routine" non c'è mai stato. Ora siamo tornate sul palco insieme e l'argomento che trattiamo è per noi materia viva. Se pensavamo che queste storie dopo un anno avessero perso forza ci siamo ricredute perché l'emozione e la commozione che condividiamo ogni sera con il pubblico è molto importante. Conferma che raccontare queste vicende, così come le ha scritte Serena Dandini, è un grande esempio di teatro civile che nonostante tutto riesce a intrattenere e incuriosire gli spettatori».

A chi si rivolge lo spettacolo? «Direi che il testo è stato scritto quasi più per gli uomini che per le donne. Anzi, sono loro i primi diretti interessati. Devono essere loro a invertire la rotta, a impostare il cambiamento. Molti pensano che non esista una vera e propria situazione emergenziale riguardo la violenza sulla donna e invece, purtroppo, c'è. Dopo aver assistito a un nostro spettacolo magari il pubblico maschile approfondisce l'argomento, si documenta e scopre realtà davvero drammatiche. Quindi, invitiamo caldamente gli uomini a venire a teatro per vedere “Ferite a morte”».

Cos'ha pensato la prima volta che ha letto “Ferite a morte”? «La prima volta che ho letto il testo di Serena Dandini, quando ancora non si era parlato di spettacolo, ho avuto una folgorazione. Mi ha colpito profondamente e appena mi è stato proposto il progetto di uno spettacolo del genere ho detto sì».

Com'è la situazione attuale? «Purtroppo la media mondiale è molto alta. Il problema è che di questa piaga si parla ancora troppo poco, è un tema che viene affrontato tra le righe. Non ci sono differenze di tipo sociale o economico, non ci sono differenze tra occidente e oriente, la violenza sulle donne è ovunque e comunque. Il lavoro di prevenzione e tutela andrebbe fatto in maniera capillare".

Secondo lei il futuro potrà essere migliore? «Spero e penso di sì. Una delle cose di cui possiamo fidarci maggiormente sono le utopie. Senza di esse non ci sarebbero stati cambiamenti, senza di esse il mondo sarebbe rimasto lo stesso da sempre. Senza le utopie l'uomo non avrebbe nemmeno inventato la ruota! Penso che valgano per qualsiasi cosa, per migliorarci come esseri umani in ogni campo. Nello spettacolo raccontiamo sì il femminicidio ma in mezzo ci sono anche tutte le altre forme di violenza e sopraffazione. Noi invitiamo il pubblico a riflettere ed alzare la testa perché - conclude - le cose potranno cambiare».

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