La Nuova Ferrara

Rileggi Bassani e dici Novecento (di radice europea)

Rileggi Bassani e dici Novecento (di radice europea)

Ieri la prima sessione del convegno nel Castello Estense Oggi chiude Pazzi su Ferrara dopo l’impronta bassaniana

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«Oggi mi sento europea» ha esordito ieri mattina Anna Quarzi, in apertura del convegno Giorgio Bassani attraverso la cultura ebraica del Novecento a Ferrara (e dintorni). Un’occasione per Ferrara di diventare capitale europea, anzi internazionale, e dopo i ringraziamenti di rito, anche Massimo Maisto ha espresso il suo pensiero: «Ferrara era un centro culturale nel Rinascimento e nel '900, oggi vogliamo continuare su questa strada», ha dichiarato il vicesindaco, comunicando nel frattempo l'inizio dei lavori per il Meis, che accoglierà un importante centro studi nel polo museale. «Bassani vuol dire anche Ferrara - ha continuato Maisto - e certamente saremo uno dei punti cardine per il centenario, l'anno prossimo».

La mattinata è stata poi dedicata alla proiezione di una lunga intervista a Bassani del '79, in cui lo scrittore ripercorre i luoghi dei suoi romanzi, in una passeggiata ferrarese ispirata, intercalata da momenti di alta tensione lirica e momenti più intimi, nei ricordi personali dello scrittore. La più giovane della mattina, nonchè la più entusiasta, è stata la ricercatrice dell'università di Pisa Martina Micchellizza, che ha tracciato un esaustivo parallelismo tra il dolore esistenziale di Bassani e quello di Primo Levi: «Alla luce del trauma e della violenza, esteriore quanto interiore, che i due autori hanno subito - ha dichiarato la ricercatrice - sia i vinti bassaniani sia quelli leviani sono condannati a restare nella condizione di partenza. La discesa agli inferi causata dalla guerra in Se questo è un uomo, ma anche ne Il giardino dei Finzi Contini induce i protagonisti ad una presa di coscienza: da spettatori del male altrui acquistano la consapevolezza del loro buio interiore».

Il pomeriggio, invece, è stato inaugurato da Carlo de Matteis, docente dell’Università de L'Aquila, con la relazione La lapide di Via Mazzini. L'imponderabile strategia del reduce, che dopo le ferite del terremoto ha recentemente ritrovato le forze per investire sulla letteratura contemporanea, con un intervento orientato a La banalità del male della Arendt. Con il programma si riparte questa mattina alle 9.15, sempre all'imbarcadero II del Castello, con la quinta sessione presieduta da Irena Prosenc (università di Lubiana), che prevede gli interventi di Federico Dal Bo (Università di Berlino) e Gandolfo Cascio (Università di Utrecht), e dopo una pausa, Stefano Pederzani e Raniero Speelman (Università di Utrecht) moderati da Carlo de Matteis.

La settima sessione invece vede presidente Gandolfo Cascio che modererà i relatori Maria Josefa Calvo Montoro (Università Castilla-La Mancha), Irena Prosenc, Arjan Kallco (università Korce) e le conclusioni affidate a Roberto Pazzi con Scrittura a Ferrara dopo l'impronta di Bassani.

Irene Lodi

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