Kolibris sbarca nel mondo letterario del Castello Estense
La rinascita della casa editrice si deve al lavoro dettagliato di Chiara De Luca «Traduco o commissiono lavori che sento vicini a me o innovativi nella parola»
I Kolibri(ni) di Chiara De Luca tornano finalmente a imperversare nel cielo letterario ferrarese; un cielo variabile non solo sopra il Castello Estense, ma sull'intero Paese. La piccola e media editoria è costretta a ripararsi tanto dalle bufere legislative, quanto dalla siccità economica, procedendo con “un folle volo”, azzarderebbe il Bassani nostrano. Difatti la rinascita dell’inconfondibile editrice che da Bologna ha preso casa nei pressi del ghetto estense, e che stampa rigorosamente in bianco panna, è avvenuta grazie ai suoi meriti linguistici e relazionali. I bandi di concorso esteri, volti a promuovere la poesia d'altrove in Italia, hanno consentito alla De Luca di costruire nuove sinergie culturali e produttive, sempre senza rinunciare alla qualità del risultato creativo.
I criteri di scelta che Chiara impiega quotidianamente per importare i versi stranieri dentro i confini, sono due: «Traduco o commissiono ai miei collaboratori - ha motivato - quelli che ‘sento’ vicini alla mia interiorità, da un lato, e dall'altro quelli di cui, pur non essendo nelle mie corde, riconosco il valore innovativo e di ricerca della parola».
Mai ha avuto l’intenzione, e i lettori possono confermarlo dal 2007, di proporre uno specchio dei suoi ‘gusti’, bensì di aprire ulteriori orizzonti lirici di spessore. «Mi arrivano anche svariati suggerimenti dagli editori stranieri - ha proseguito la De Luca -, con i quali si è instaurato un confronto via via più profondo e proficuo. Oltre a non smettere di ascoltare i consigli dei miei stessi autori in traduzione».
E dal catalogo s’intende che, pur preferendo i contemporanei, in numerosi casi il riconoscimento ufficiale è coinciso con il suo gusto. Tra i titoli stellari dell’ultimo anno di lavoro, brillano Il prigioniero algerino, unico romanzo in commercio dell’americano Royall Tyler, a cura di Michele Bottalico (Università di Salerno), o le due sillogi connesse Crisalidi e Falene, del brasiliano Machado de Assis, rinomata firma di Adelphi, ancora La materia della poesia del portoghese Nuno Júdice, largamente incensato dalla rivista “Poesia” di Crocetti, poi la scelta E il fulmine si vanterà della sua opera di Bill Manhire, uno dei maggiori poeti neo-zelandesi, infine Nella traccia di cenere, la traccia del tuo nome. Poesia e prosa, 1976, opera attualmente in visione al Meis. «Rose Ausländer, poetessa ebrea originaria di Czernowitz (Bukovina) - ha raccontato l’editrice - era amica di Paul Celan e, sfuggita in clandestinità alle persecuzioni naziste, ha trascorso il resto della vita viaggiando e scrivendo, ma ha ottenuto il giusto riconoscimento in patria soltanto dopo la morte».
Incredibile ma vero, e forse insperato, sta prendendo piede il web quale supporto letterario. A tal punto che le Edizioni Kolibris godono di importanti collaborazioni con piazze virtuali: il blog di rainews.it, curato da Luigia Sorrentino, ospita spesso sue anteprime; mentre il portale del festival “Parco Poesia” di Rimini, curato da Isabella Leardini, accoglie le giovani voci reclutate da Chiara per il mondo.
Di sua mano, inoltre, la De Luca produce in critica e ha una novità pronta per la stampa: A margine dei versi, notevole selezione di recensioni e interventi critici, redatti dal 2004 al 2014. Dieci anni di incontri poetici, di esperienze vissute tra le letture, ma lontano da pretese di stendere eventuali canoni che lascerebbero “il tempo che trovano”.
Matteo Bianchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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