Per “La Sonnambula” un ritorno vincente grazie ai cantanti
È stata accolta da lunghi applausi La Sonnambula di Vincenzo Bellini, seconda opera della stagione del Teatro Comunale Abbado, con pubblico acclamante alla fine delle due arie più belle: quella del...
È stata accolta da lunghi applausi La Sonnambula di Vincenzo Bellini, seconda opera della stagione del Teatro Comunale Abbado, con pubblico acclamante alla fine delle due arie più belle: quella del basso “Vi ravviso o luoghi ameni” e quella del soprano “Ah! non credea mirarti”. Oggi la replica alle 16. E bene ha fatto la coproduzione (i teatri di Ferrara, Ravenna, Treviso) ad affidarsi al regista Alessandro Londei, che ha riproposto l’allestimento dello scenografo Alessandro Sanquirico realizzato al debutto dell’opera nel Teatro Carcano di Milano, il 6 marzo 1831. Finalmente La Sonnambula ritrova il suo ambiente naturale, non ininfluente sulla musica e sul canto; è quella realtà di villaggio svizzero dove il paesaggio rupestre e boschivo, per quanto fiabesco e irreale, determina il carattere dei personaggi, la loro psicologia, diventando un elemento essenziale della vicenda e non un semplice ornamento. In fondo bastano pochi teli dipinti e la meraviglia delle luci di scena (di Roberto Gritti) per fare uno spettacolo che concilia il contenuto del libretto con l’effetto visivo della messinscena. E si sconfigge il conformismo delle regie moderne tutte tese a reinventare ambienti e situazioni che c’entrano come i cavoli a merenda. Bravo Londei, che ha avuto il coraggio d’essere alternativo, non conformista, innovativo, perché ha scelto non l’originalità ma l’originale.
Al bel successo dello spettacolo hanno contribuito i cantanti, ben preparati dal maestro Francesco Ommassini, che li ha diretti avendo per loro quell’attenzione che altri direttori non manifestano: dal podio dirigeva con la mano sinistra le voci in scena e con la destra l’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta offrendo un impasto equilibrato, rispettoso del canto, e anche soave e squillante quando aveva da esserlo. Nel cast c’erano due giovani ‘deb’, il basso-baritono Andrea Gies (Conte Rodolfo) e il soprano Daniela Cappiello (Lisa) recenti vincitori del concorso della Gioiosa Marca “Toti Dal Monte”. Il primo ha mostrato ottima intonazione e se ancora non è un basso profondo come è d’uso per il personaggio di Rodolfo, si è fatto apprezzare per la buona intonazione e quel canto morbido essenziale nel repertorio classico e romantico. La seconda ha una vivacità nel gesto e nell’ugola che fa presagire una bella carriera come epigona di un’impareggiabile belcantista quale fu la Graziella Sciutti.
Il pubblico ha promosso a pieni voti (e noi siamo d’accordo) il tenore Jesús León perché ha squillo chiaro e potente, buona intonazione e bel timbro, oltre a presenza scenica; la vocalità è quella dei tenori in grado di arrivare al Re oltre il Do di petto e di tenere fiati lunghi nel superacuto. Il fiati lunghi, anzi lunghissimi, in acuto, li ha mostrati anche la brava Rosanna Savoia (nel ruolo protagonista di Amina), un’artista di comprovata esperienza, bella voce e bel gesto d’attrice; lei sa entrare nel personaggio per viverlo, non semplicemente interpretarlo. Bravi i comprimari: Chiara Brunello (Teresa), Paolo Bergo (Alessio) e Marco Gaspari (Un notaro). Apprezzamenti anche per il Coro Lirico Amadeus, diretto da Giuliano Fracasso e per i costumi di Veronica Pattuelli.
Athos Tromboni
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