La domanda per la poetica del futuro
Presentato il volume di Bianchi incentrato su amore e solitudine
Ancora primo in classica per le vendite all’Ibs+Libraccio La metà del letto di Matteo Bianchi (Barbera Editore), presentazione di Anna Maria Carpi, introduzione critica di Roberto Pazzi, più di cento poesie. Bastano queste brevi indicazioni per intuire l’importanza del lavoro, raccolta di impressionante maturità stilistica e tematica, presentata con Eleonora Rossi sabato all’Ariostea nella Giornata mondiale della poesia Unesco.
Accanto all’amore, sin dalla dedica risalta la sua immagine speculare, la solitudine. In varie liriche il poeta si trova nella condizione di chi è rimasto solo o ha subìto una perdita. Perché mi hai lasciato? È uno dei quesiti cardine della sua poetica. La necessità di apprendere le ragioni dell’abbandono sfocia in un’emozione paralizzante, capace di render retorico qualsivoglia viaggio (Se mi avessi aspettato / avremmo preso il treno / insieme), aspirazione (ti avverto: non credere quasi mai / alle mie parole fino in fondo. / Lasciami al gioco di disfare / la mia più grande aspirazione) o, addirittura, forma di creatività (Neppure il conforto / delle mie convinzioni: / ti scrivo spesso, Poesia, opposta resistenza / al mio cambiamento. / Poi sputo nel piatto / in cui piango).
Respirando fino in fondo i versi, nell’animo del lettore resta una domanda: cosa c’è dopo l’amore, la solitudine, l’abbandono, dopo il tempo stesso? Magari, la risposta apre la porta alla poesia del XXI secolo.
Matteo Pazzi
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