Argerich e Kremer Successo a occhi chiusi
Quello di Gidon Kremer e Martha Argerich bisogna considerarlo il concerto cameristico clou della corrente stagione di Ferrara Musica, nel Teatro Comunale Abbado. Perché in grado di attirare pubblico...
Quello di Gidon Kremer e Martha Argerich bisogna considerarlo il concerto cameristico clou della corrente stagione di Ferrara Musica, nel Teatro Comunale Abbado. Perché in grado di attirare pubblico dalle altre province emiliane e dal Veneto, al punto che il teatro si presentava esaurito. Certo il fascino indiscreto della popolarità gioca un ruolo determinante. Non si va più, cioè, ad “ascoltare” Beethoven o Franck, si va a “sentire” Kremer e la Argerich. Potrebbero suonare qualunque cosa, riempirebbero comunque i teatri. E l'attenzione critica del pubblico, è inversamente proporzionale alla forza del mito.
Ettore Petrolini diceva che, creato il mito, al "popolo" basta solo il gesto per ottenere il consenso. Il ragionamento è applicabile oggi al duo Kremer/Argerich, osannato in tutte le piazze per un palmares di trionfi invidiabile e per incisioni discografiche pluridecennali, onuste di premi e riconoscimenti. Hanno proposto una novità eccellente: due brani dello sconosciuto compositore polacco-sovietico Mieczyslaw Weinberg (1919-1996) e ciò è stato il vero regalo che queste due icone del camerismo internazionale hanno offerto al nostro pubblico. La musica di Weinberg è bella, sia che si tratti della classicheggiante Sonata per violino e pianoforte n.5 op.53 composta nel 1953, sia della più ostica e sicuramente interessante Sonata per violino solo n.3 op.126 "In memoria del padre", composta nel 1978. A questa novità eccellente, i due cameristi hanno aggiunto la Sonata in Sol maggiore op.30 n.3 di Ludwig van Beethoven, e la Sonata in La maggiore (1886) di César Franck.
I due esecutori si conoscono a menadito, hanno eseguito i quattro brani senza mai guardarsi l'un l'altro, ognuno intento a trarre suoni per quanto gli competeva. Aridamente sintonici. Se non fosse stato che ogni tanto la Argerich introduceva un canto fatto di passione e finezze timbriche nelle sue diteggiature, il concerto sarebbe parso glabro e anodino come la Venere del Botticelli. Che vuol dire essenziale e asessuato.
Diverso dal nostro è risultato invece il parere del pubblico, osannante alla fine del concerto, nonostante la sicumera routinaria dei due esecutori e i pizzicati sporchi di Kremer. Per ringraziare di tanto immeritato calore, gli esecutori hanno offerto due bis: un brano di Astor Piazzolla, autore prediletto del loro repertorio, e il Finale della Sonata a Kreutzer di Beethoven.
Athos Tromboni
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
