L’universo di Goldoni ancora attuale
Le analogie ne “L’impresario delle Smirne” con regia di Valerio
FABIO ZIOSI. Prima di guardare in casa dagli altri è meglio guardare in casa nostra. D’altra parte chi conosce meglio di noi il proprio mondo? Così ha fatto Carlo Goldoni oltre 250 anni fa con L’impresario delle Smirne andata in scena l’altra sera al Teatro Abbado per la stagione di prosa (replica sino a domani) con regia di Roberto Valerio, che interpreta pure il Conte Lasca. E Goldoni parla di teatro e di attori “governati” della fame, fame che spinge gli uni contro gli altri e anche quando pare arrivare la soluzione con una scrittura di Alì, impresario appunto delle Smirne, per una favolosa tournée, le rivalità si accentuano ulteriormente. Ad Alì, più interessato alle attrici e alle loro capacità amatoriali che a quanto sanno fare sulla scena, si affianca il Conte Lasca, agente teatrale, anch’esso più intenzionato a truffarli che a fare l’interesse loro e tanto meno quello del teatro.
L’universo presentato da Goldoni - e da Valerio - è quello che troviamo pure nel mondo di oggi: dalle olgettine fino ad arrivare a Er Batman (ma qualcuno ricorda ancora Franco Fiorito?). Lo spettacolo andato in scena trasferisce la vicenda in un’Italia degli anni ’50 con una scena semplice ma funzionale al continuo andirivieni dei protagonisti.
La chiave di lettura è, naturalmente, quella comica e grottesca, ma lanciata a più non posso verso l’avanspettacolo elasticizzando l’intento goldoniano e lasciando poco spazio alla commedia. Gli attori rispondono perfettamente; a darne il segno iniziale è Peter Weyl, il locandiere-giocoliere che si presenta al pubblico con le clave da lanciare in aria e chiede subito l’applauso. E così via via tutti gli altri, bravi nella loro parte. Carluccio (Antonino Iuorio) comico napoletano, forse il più affamato di tutti. Le tre donne concorrenti per aver la parte della primadonna a Smirne, Valentina Sperlì è Tognina che con quel fazzoletto ricorda Valentina Cortese, Lucrezia (Chiara Degani) la più giovane ma anche la più disposta a “vendersi” e in tutti i sensi, Annina (Federica Bern) la bolognese, pure lei senza scrupoli. Ai due perfidi Alì e Conte Lasca il ruolo di mattatori, con il Conte che diventa incrocio tra l’avido Uriah Heep e il serpeggiante Antonio Albanese e Alì che ondeggia sull’altalena come Alberto Sordi in Lo sceicco bianco di Fellini. Tante anche le citazioni musicali, sempre da Fellini: in fondo il mondo è proprio un circo...
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