A Comacchio e lungo il Po nessun caso, mangiavano pesce
La mostra "Legati mani e piedi con rozze funi. Le carte raccontano la pellagra a Ferrara (1859 - 1933)" rimarrà aperta fino al 5 aprile. Promossa da Comune di Ferrara e Istituto per la Storia del...
La mostra "Legati mani e piedi con rozze funi. Le carte raccontano la pellagra a Ferrara (1859 - 1933)" rimarrà aperta fino al 5 aprile. Promossa da Comune di Ferrara e Istituto per la Storia del Risorgimento è stata curata da Magda Beltrami e Mara Guerra, ex docenti e collaboratrici del Museo, col coordinamento scientifico di Antonella Guarnieri, responsabile comunicazione e didattica del MRR. La pellagra diffusa in tutta la pianura padana, diventò allarme sociale e solo dal 1910 in poi i casi non superarono i duemila all'anno, dopo gli interventi dello Stato e il miglioramento della qualità della vita nelle campagne. Nel Ferrarese si ammalavano braccianti e contadini (le donne soprattutto) tra Ferrara, Cento e S.Agostino. A Comacchio nessun caso di pellagra, così anche nei paesi lungo il corso del Po: perchè mangiavano pesce e ciò li salvava. Un bracciante agricolo guadagnava dai 0.50 a 1.5 lire al giorno, il frumento costava all’ingrosso 24.50 centesimi al chilo, la carne 144.80 centesimi. Il numero dei casi scoppiò tra il 1890/1900, quando il prezzo del grano andò alle stelle.
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