L’antica arte di scrivere in soli tre versi
Gli haiku sono distillasti di suoni ed emozioni e in questo genere Arnaldo Benatti era veramente un maestro, formato non da scuole ma dall'intenso e profondo studio applicato poi dalla sua...
Gli haiku sono distillasti di suoni ed emozioni e in questo genere Arnaldo Benatti era veramente un maestro, formato non da scuole ma dall'intenso e profondo studio applicato poi dalla sua sensibilità alle regole che codificano tale poesia giapponese. Si tratta di tre versi di 5-7-5 sillabe che devono contenere un riferimento, basta anche una parola, che rimandi il senso delle stagioni e al loro mutamento ("ago che cuce/appare e scompare/una lucciola", oppure: "sotto i pioppi/una seggiola vuota/cadono foglie"). Questa forma di poesia è nata in Giappone nel XVII secolo.
Lo haiku, secondo la tradizione, è una poesia dai toni semplici, senza alcun titolo, che elimina fronzoli lessicali e retorica, traendo la sua forza dalle suggestioni della natura nelle diverse stagioni. La composizione richiede una grande sintesi di pensiero e d'immagine in quanto il soggetto dell'haiku è spesso una scena rapida ed intensa che descrive la natura e ne cristallizza dei particolari nell'attimo presente. L'estrema concisione dei versi lascia spazio ad un vuoto ricco di suggestioni, come una traccia che sta al lettore completare.
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