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PERSONAGGI

Tedeschi, memorie a ritmo di tamburo, cassa e rullante

di SAMUELE GOVONI
Tedeschi, memorie a ritmo di tamburo, cassa e rullante

Il batterista ha collaborato con alcuni degli artisti rock più importanti «Fantastico a San Siro con Vasco, era la prima volta per tutti e due»

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di SAMUELE GOVONI

Daniele Tedeschi è più in forma che mai. Suona, insegna, vive con la donna che ama, ha un cane bellissimo che gli tiene sempre compagnia e prossimamente pubblicherà un libro sulla sua carriera. Originario di Bologna, ma residente nel Ferrarese da diversi anni, Tedeschi ha calcato alcuni dei palchi più prestigiosi del mondo e ha suonato con artisti del calibro di Vasco Rossi, Miguel Bosé, Massimo Ranieri, Andrea Mingardi… La sua batteria è inconfondibile e con lo strumento ha lasciato tracce indelebili, scolpite nel tempo. Siamo stati a casa sua per un'intervista, che poi si è trasformata in una chiacchierata .

Qual è il ricordo più bello della sua carriera?

«È difficile individuarne solo uno! Suonare al Madison Square Garden di New York è stata una cosa pazzesca, così come lo è stata suonare per la prima volta a San Siro e pure partecipare alla festa di compleanno di Jack Lemmon è stato fantastico. Ci sono emozioni che vanno al di là della musica, che vengono fuori dal contesto in cui ti trovi e che non dipendono solo da come o con chi suoni ma anche da dove suoni! Al Madison ero con Miguel Bosé ed è stato pazzesco… non era grande come uno stadio ma ci andava vicino, era enorme e stracolmo di gente. Esibirsi con Vasco Rossi nel 1990 a San Siro fu… era la prima volta per entrambi e fu un successo incredibile!»

Perché un libro?

«Penso sia l'occasione giusta per raccontare un po' delle tante cose che mi sono capitate in questi anni di vita on the road. Non sarà certo un libro autocelebrativo, non mi interessano quelle cose. Lo definirei piuttosto una raccolta di aneddoti e avventure. In cinquant'anni di carriera te ne possono capitare di tutti i colori e io ne ho passate parecchie. Ci sono episodi divertenti ed entusiasmanti, ma anche arrabbiature e delusioni; insomma, parlo della vita, della mia vita come uomo e come musicista che poi, a pensarci bene, sono sempre andate di pari passo».

Dopo tutti questi anni cosa ama ancora della batteria?

«La batteria è uno strumento che ti mantiene viva sia la mente che la memoria. E' uno strumento molto fisico, soprattutto se suoni rock. Bisogna imparare le partiture perché leggere gli spartiti durante il concerto significa essere sempre un po' legati, non poter dare il meglio di sé, invece avere la padronanza della situazione ti permette anche di giocare d'istinto; sta proprio lì il bello. Ricordare colpo per colpo ogni singolo pezzo mantiene il cervello allenato. Mi fa impazzire - sorride - quando mi chiedono: "Quanto ci vuole per imparare a suonare uno strumento?", è come chiedere dove finiscono i numeri… sono infiniti. La musica è così, infinita, e la porto sempre con me».

Ricorda ancora la prima volta dal vivo?

«Eh, ne è passato di tempo, all'epoca portavo ancora le braghette. Ero un ragazzino, avevo circa 13 anni ed ero andato con i miei genitori e mia nonna al parco di Bentivoglio, appena fuori Bologna. Io e mio padre stavamo pescando quando mia nonna, che con mia mamma era andata a fare due salti nel dancing del parco, venne a chiamarmi: "Daniele - mi disse - il batterista dell'orchestra non sta bene, cercano un sostituto per continuare a suonare!". Io con una bella faccia tosta mi presentai e con un po' di insistenza salii sul palco; per fortuna che la prima canzone che mi fecero suonare la conoscevo! Sennò - ride - sai che figuraccia…".

Come vede il mondo della musica oggi?

«Trovo che ci sia un po' di confusione. La tecnologia è utile, ma molti adesso si fanno il cd in casa, è tutto molto autoreferenziale e può essere dannoso. Vedo sempre più computer e sempre meno uomini che fanno musica. E poi ci sono i dj… Alcuni di loro sono strapagati mentre delle band brave e capaci faticano a prendere due lire. L'altro giorno su Facebook uno ha scritto: "La musica è arte e in quanto tale non va pagata", gli ho risposto: "Allora regalami un Picasso!".

La musica è arte ma è anche un mestiere, se il musicista non guadagna di cosa vive? Se ne sentono spesso di queste affermazioni; ecco perché dico che per me oggi come oggi c'è un po' di confusione».

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